Articoli
Centrodestra allo sbando

TRIESTE - Non è praticabile il sentiero di un allargamento della maggioranza regionale a singoli "responsabili" eletti nel Centrosinistra. È invece possibile costruire insieme poche riforme fondamentali, cominciando dalla riorganizzazione della Sanità per spendere meno offrendo di più ai cittadini. Parola del capogruppo del Partito democratico in Regione, Gianfranco Moretton.
      Ci faccia capire: tradimenti mai, riforme condivise sempre? Ma quella volta a pranzo, con Renzo Tondo, avete fondato un’alleanza sotterranea?
     
«No, no. Facciamo chiarezza: capisco quanto ha detto al Gazzettino il senatore Saro, assieme ad altri esponenti autorevoli del Centrodestra. Loro temono che la maggioranza, dopo il voto amministrativo, non tenga più. In effetti la Giunta ha prodotto diversi scricchiolii, ma quelli come me sono stati eletti nel Centrosinistra e saranno ben lieti di entrare nella maggioranza dopo che avremo vinto, noi, le elezioni del 2013».

      Ci credete nel 2013?
     
«Per forza. L’obiettivo è possibile. Ma non facciamo nomi, per carità. L’evoluzione politica nazionale e locale, pur in soli due anni da qui alle urne, può riservarci di tutto di più».

      Un Moretton candidato presidente?
     
«Per ora non parliamone nemmeno, vi prego. I nomi possibili grazie a Dio sono parecchi. Io intanto m’impegno a riequilibrare il Centrosinistra rafforzando il Centro, dove va spostato il baricentro anche in Friuli Venezia Giulia».

      Va bene la sua risposta prudente. Ma se si chiedesse a Giuseppe Morandini, magari auspice un ingresso in politica di Montezemolo?
     
«Con tutto il rispetto per queste importanti figure imprenditoriali, io resto dell’idea che avevo nel 2003».

      Niente esterni in politica?
     
«Già. La politica vera per politiche vere a vantaggio della nostra gente».

      Eppure, quella volta, lei non fu ascoltato: si candidò Riccardo Illy e vinse alla grande. A proposito, ma è vero che le hanno chiesto di tentare di convincerlo a un ritorno?
     
«Nulla di più falso».

      Illy stesso, in una recente intervista, ha dichiarato che «per ora» non pensa a un nuovo impegno. È quel «per ora» che non chiude definitivamente la prospettiva.
     
«Io non credo che tornerà. Davvero. Anche perché la ferita è ancora profonda e aperta».

      Perché?
     
«E mi chiedete perché? Si è dimesso in anticipo senza dire una parola alla maggioranza per andare all’Election Day ed è stata questa la più probabile ragione della successiva sconfitta. E poi è uscito di scena congedando tutti con poche righe: un vero generale si distingue anche negli amari frangenti della sconfitta».

       Spesso, nelle sue frequenti prese di posizione, lei accusa Tondo di non aver fatto cose che andavano assolutamente realizzate.
     
«La riforma delle autonomie locali, la Sanità per l’appunto. O il personale, che rimpiange la nostra gestione».

      Che però provocò severe disaffezioni negli uffici pubblici. E perdita di consenso.
     
«Lo riconosco: non vi fu la necessaria attenzione. Ma ci rifaremo dal 2013».

      La regina di tutte le sfide è e resta la Sanità. La qualità della salute dei cittadini. Lei ha molto criticato le strategie della Giunta regionale: ma su un tema del genere non esistono casacche: è possibile dunque una riforma condivisa dall’opposizione?
     
«Si può e si deve fare. Occorre innovare il gigante rispondendo meglio ai cittadini».

      Giusto. Ma come?
     
«Spendere meno dando di più e meglio è possibile riorganizzando i servizi, abbandonando la logica degli Ospedali riuniti che non porta da nessuna parte e che del resto si sono ben guardati di sperimentare a Udine. Hanno trovato sponda a Pordenone...».

      Va bene, ma allora andiamo a un’azienda unica?
     
«Non so fornire risposte troppo tecniche, ma a Tondo chiedo di trovare un manager di prima grandezza nazionale ed europea che ci dica come riorganizzare risparmiando e migliorando».

      Le degenze durano poco, oggigiorno. E i servizi sul territorio per la domiciliarità dei pazienti devono supplirvi.
     
«Questa è una grande battaglia da vincere. Assieme a quella della prevenzione. Io non dico di accorpare tutte le Aziende in una sola. Ma arrivare a tre Aziende (Pordenone, Friuli e Trieste-Gorizia) si può eccome».

      Cosa le ha detto il presidente?
     
«Che è d’accordo per creare le condizioni di una strategia comune. E ben venga».

      Non abbiamo parlato del welfare, dell’accesso.
     
«La Lega ha fatto venir meno il rispetto della persona ed è questo principio universale che va riportato in cima alle politiche regionali».

      Lei parla degli stranieri, naturalmente.
     
«Occorre garantire a tutti gli interventi fondamentali. Ma naturalmente ai nostri concittadini va applicata una sensibilità particolare. E basta con l’Isee, che certifica una situazione di reddito spesso superata dal ciclone della crisi. Insomma: facciamo insieme un welfare moderno».

 

1 maggio 2011

Archivio articoli

2011

ottobre

agosto

luglio

giugno

maggio

cheap mlb jerseys cheap nfl jerseys cheap nfl jerseys wholesale discount tiffany outlet christian louboutin shoes outlet mbt shoes australia christian louboutin wholesale