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Subito la legge per ridurre i costi della politica!

Il dibattito sui “costi della politica” ha visto il Gruppo PD, già nell’ottobre del 2010, impegnato ad affrontare queste tematiche, mettendo a punto un ventaglio di proposte che, se fossero state approvate dal Consiglio regionale, sarebbero andate a ridurre in maniera consistente e permanente gli oneri a carico del bilancio regionale. L’esempio del PD era stato seguito anche da altre forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. Conseguentemente era giunto l’impegno del Presidente del Consiglio regionale ad istituire e convocare un tavolo politico che facesse sintesi delle diverse proposte di legge depositate. Purtroppo, nulla è accaduto in tal senso nonostante ne avessimo più volte sollecitata la convocazione. Giunge solo ora, con ben un anno di ritardo la proposta del PDL, complice in tal senso del silenzio fino a ora mantenuto dalla Presidenza del Consiglio. Oggi, il gruppo consiliare del PD ha ribadito unanimemente la necessità di affrontare e risolvere con urgenza un problema che, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, diventa improcrastinabile. Ed è per questo motivo che è stato chiesto l’immediato inserimento delle nostre proposte nel calendario dei lavori d’Aula ai sensi dell’art. 103, comma 3 del Regolamento interno, essendo ampiamente trascorso il termine dei 90 giorni dalla loro assegnazione senza che la commissione competente abbia presentato la propria relazione. Calendarizzazione che dovrà avvenire nella prima seduta utile dell’Aula, subito dopo la variazione di bilancio. E’ il momento di fare severe scelte restrittive che vadano in primis a incidere con determinazione nel bilancio regionale, dove è nostra facoltà intervenire, per essere poi un esempio da estendere a tutti gli altri livelli istituzionali. E’ un segnale che i cittadini ci chiedono, è un segnale che dobbiamo dare per essere credibili e riconquistare la fiducia della gente. Siamo forza di opposizione, non è in nostro potere decidere le sorti dei provvedimenti che approdano in Consiglio regionale, ma perseguiremo con tenacia il raggiungimento di questo primo, importante obiettivo a cui poi faranno seguito ulteriori determinazioni che tengano conto, non solo degli oneri derivanti dai consiglieri regionali, ma anche di tutti quegli sprechi che attraversano la gestione della macchina burocratica, primi fra tutti i troppi rapporti di lavoro esterni stipulati da questa amministrazione regionale, anche con dirigenti andati in quiescenza da poco usufruendo magari della cosiddetta “beautiful exit”. Vale la pena di ricordare qui, in breve, le proposte già depositate dal Gruppo consiliare del Partito Democratico inserite nei tre provvedimenti: 1. La riduzione a 48 del numero dei Consiglieri regionali, che attualmente sono 59 e potrebbero aumentare a 62 a partire dalle elezioni regionali del 2013, per effetto dell’incremento della popolazione della Regione. 2. Il contenimento del numero degli Assessori regionali “esterni”, cioè scelti al di fuori del Consiglio regionale, riducendoli a 3 unità (la Giunta Tondo ne ha 7). 3. L’elevazione da 60 a 65 anni dell’età di godimento dell’assegno vitalizio per Consiglieri e Assessori regionali, limitando inoltre la possibilità di riscattare, ai fini dell’assegno stesso, soltanto il periodo di mandato superiore a 54 mesi, ma inferiore a 5 anni. 4. La trasformazione da obbligatorio a facoltativo dell’assegno vitalizio “di reversibilità” a favore dei familiari superstiti di Consiglieri e Assessori, subordinandolo ad una trattenuta volontaria del 5% sull’indennità di presenza. 5. L’eliminazione, per Consiglieri e Assessori, della possibilità di ottenere l’anticipo dell’indennità di fine mandato. 6. La riduzione del contingente di personale da assegnare alle segreterie dei Gruppi Consiliari. Nulla vieta, che tali proposte, siano oggi migliorate nel senso che ulteriori restrizioni, rispetto a quelle descritte, possano essere inserite. Non c’è alcun preconcetto da parte di alcuno di noi, il Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico offre ora concretamente al dibattito politico queste proposte, nella convinzione di aver raggiunto un ragionevole equilibrio fra serietà e percorribilità delle stesse e nella consapevolezza che per corrispondere alle attese dei cittadini non basta “l’effetto annuncio”, ma si deve arrivare a risultati tangibili, anche per non approfondire ulteriormente il solco tra società civile e istituzioni. 

Trieste, 11 luglio 2011

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