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Tondo: il FVG può rinegoziare i tagli dalla manovra

Il Friuli
Sabato 20 agosto 2011




Il governatore prepara la memoria da inviare al ministro «Il ddl non può scavalcare lo statuto Fvg in tema di finanza»

Tutti gli obiettivi di coordinamento Stato-Regione sui conti pubblici sono salvaguardati da patti approvati con legge costituzionale
E Moretton (Pd) invoca una posizione unitaria: maggioranza e opposizione facciano quadrato per difendere la specialità e l’autonomia: rischia di essere cancellata


Nessun “no” per partito preso. Semplicemente, la Regione Fvg non può accettare i tagli imposti dalla manovra bis di Tremonti. Ed è quello che il presidente Tondo spiegherà allo stesso ministro Tremonti nella memoria che gli invierà e che sarà propedeutica a un faccia a faccia che si dovrebbe tenere la prossima settimana.
E sempre la prossima settimana, lunedì – a rimarcare la gravità del momento – nella sede della Regione di Udine, lo stesso Tondo, dopo aver accolto la proposta del capogruppo del Pd, Gianfranco Moretton, incontrerà tutti i parlamentari del Fvg e i capigruppo in consiglio regionale. Sui tagli diretti e indiretti previsti nel ddl della manovra-Tremonti (tagli alle entrate per 308 milioni e contributo di solidarietà per il federalismo fiscale di 370 milioni, entrambi previsti a regime dal 2012), la Regione ritiene che ci siano alcuni aspetti di incostituzionalità.
Tutti gli obiettivi di coordinamento Stato-Regione Fvg riguardanti la finanza pubblica – scriverà presumibilmente Tondo nella memoria – sono salvaguardati dallo Statuto regionale e dai patti che la stessa Regione ha sugellato con lo Stato. Dunque, questi patti non possono essere superati da un decreto legge visto che gli statuti regionali sono stati approvati con legge costituzionale. E proprio per questo, i rapporti economici vanno ridiscussi mediante un nuovo patto e non con un ddl. Come dire anche: «Tremonti e il Governo ci lascino decidere, a saldi invariati, quello che noi dobbiamo fare nella nostra Regione», sarà la richiesta avanzata al ministro dallo stesso Tondo. «Siamo consapevoli che il momento è difficile - aveva affermato l’altro ieri il governatore, a Forni di Sopra – ma noi vogliamo partecipare a una opportunità perchè questa crisi deve diventare una opportunità per il rilancio del sistema Paese.
Noi faremo la nostra parte ma a saldi invariati e Tremonti ci lasci decidere quello che noi dobbiamo fare nella nostra Regione». Intanto, lo stesso Tondo che incassa il plauso di Moretton. «Ritengo positivo l’incontro convocato da Tondo con parlamentari e capigruppo regionale per esaminare il decreto legge approvato prima che sia convertito in legge dal Parlamento. Da questa riunione ci aspettiamo un’obiettiva valutazione da parte dei rappresentanti della maggioranza per convergere in una posizione unitaria con l’opposizione al fine di tutelare la specialità e l’autonomia della nostra Regione che, altrimenti, corre l’elevato rischio di essere cancellata». E sulla vicenda interviene anche il vice presidente del gruppo regionale del Pdl, Franco Baritussio, che invoca tutti «a non avere paura, altrimenti è veramente la fine. Non è più in gioco la specialità, ma la vita stessa della Regione. Il tavolo bipartisan è positivo, però è bene che vi sia da subito la determinazione del Presidente Tondo ad andare fino in fondo, già preventivando il ricorso alla Corte costituzionale», ipotesi questa che era stata suggerita dal capogruppo Pdl, Daniele Galasso.
Per Baritussio, infatti, «i 370 milioni di fondo perequativo richiesti da subito alla Regione, rappresentano non solo una fregatura, ma la paralisi definitiva. Infatti, non solo viene ignorato in toto un patto bilaterale, non modificabile unilateralmente, ma si costringe la Regione, nella prossima Finanziaria, a tagliare un’ulteriore somma, superiore al mezzo miliardo, che va a sommarsi ai tagli già effettuati negli ultimi due anni causa la crisi. E i mali di pancia per la Tremonti-bis investono giocoforza anche gli enti locali. Un invito alla Regione a fare la voce grossa in tema di enti locali, «visto che ha competenza primaria», arriva da Alberto Bergamin, sindaco di Medea, poco meno di mille abitanti, il più “grande” dei piccoli Comuni del Fvg e Veneto che dovrebbero scomparire dopo la manovra bis.


di Domenico Pecile
Udine

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