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ELEZIONI

Le elezioni amministrative nella nostra regione hanno lasciato il segno significativo consegnando un risultato che ci consente di tentare un’analisi per capire come si sta muovendo il panorama politico in una società che è cambiata ma che è in fase di ulteriore mutamento.

Ovviamente i dati più significativi si riscontrano nei due comuni capoluogo di provincia, Trieste e Pordenone e in quelli superiori ai quindicimila abitanti anch’essi assoggettati al ballottaggio.
Una prima valutazione politica può essere riservata alla responsabilità dei cosiddetti leader del partito di maggioranza relativa, il Pd, che in questa regione hanno una valenza particolare in quanto rivestono incarichi di alto profilo in Regione (Presidente e Vice Presidente) e a livello nazionale (Vice Segretario nazionale del Pd, capo gruppo Pd alla Camera dei Deputati). Quindi personaggi che non possono non essere considerati corresponsabili del risultato elettorale.
Trieste e Pordenone sono l’esempio più eclatante di una gestione politica poco lungimirante del centro-sinistra che non ha saputo porre e creare condizioni di prospettiva favorevole a un rapporto di continuità. Il risultato si è subito visto sin dal momento in cui è stato scelto il candidato alla carica di Sindaco per Pordenone. E, proprio in questo caso, il leader locale, con responsabilità regionale, ha dimostrato di non avere capacità di scelta. Infatti l’esclusione dalla riconferma del Sindaco uscente è stato il primo segnale di una arroganza e cecità politica. Un Sindaco uscente per di più al primo mandato non dovrebbe essere cacciato così brutalmente com’é stato fatto a Pordenone senza immaginare che avrebbe provocato almeno qualche danno al partito di appartenenza. 
Ovviamente le ragioni della perdita di molti consensi del Pd sono anche altre. Un partito che a Pordenone soffre di conflitti intestini ma, specialmente, di una palese mancanza di linea e strategia politica capace di dare risposte ai tanti problemi della città. 
Probabilmente la facile acquisizione di potere politico regionale dopo la vittoria del 2013, grazie al demerito del centro destra ma non certo delle capacità del centro-sinistra, hanno fatto ritenere che ciò avrebbe consentito la riconquista del capoluogo. 
Così non è stato, anzi in modo plateale il centro-destra locale è riuscito senza tanta fatica e pure senza merito (programmi deficitari legati a promesse effimere, molte volte prive di verità) a primeggiare al primo turno e con ogni probabilità, a conquistare il Comune al secondo turno, oltretutto con un candidato non pordenonese.
L’analisi porta ad affermare che la classe politica pordenonese del Pd e pure quella regionale non ha saputo calcolare i danni che sarebbero intervenuti con le incaute scelte sia programmatiche sia di leadership. Forse hanno inciso anche le riforme del governo Serracchiani che non hanno dato risultati brillanti come quella della sanità e delle autonomie locali. Infatti le proteste sono innumerevoli e presto si incrementeranno. Il risultato elettorale quindi è evidentemente negativo e non mancherà di creare conseguenze non positive per la prossima stagione elettorale del 2018. 



Addì, 07 giugno 2016 

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