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RISERVE UE SULLA MANOVRA

 

 

Il Presidente del Consiglio Renzi di ritorno dagli States, si ritrova due patate bollenti per le mani: la questione europea e l’ancor più delicata vicenda che ha per protagonista Putin.

A Bruxelles il Governo ha deciso di forzare un po’ la mano sui conti pubblici. Ma, in pratica, su che basi lo fa? Sarebbe credibile se avesse predisposto una manovra di bilancio tutta concentrata sugli investimenti per la crescita e se si fosse dedicato alla riduzione del debito. Ma così non è stato. Su oltre 26 miliardi di manovra, più di 15 sono andati per la sterilizzazione dell’Iva e dei restanti 11 una parte cospicua è spesa pubblica corrente, tra previdenza e pubblico impiego, e solo una parte residua finanzia lo sviluppo, l’innovazione delle imprese e la produttività. Mentre dal lato delle entrate, 12 miliardi sono di deficit aggiuntivo; gli altri 14 poggiano per la metà su una tantum, e la restante parte riguarda entrate e minori spese a forte tasso d'incertezza. Come si vede la composizione della manovra è fragile e assai discutibile e che ci rende deboli nel confronto con l’Europa. Che non sono quelli di tagliare selvaggiamente ma di spendere anche di più ma non per spesa corrente.

Siamo di fronte ad una legge di bilancio poco ambiziosa che distribuisce un po’ di soldi a vario titolo. Nella realtà dei fatti, il “verso” all’Italia non è stato cambiato che riceva o meno il via libera di Bruxelles.

Viceversa, la temperatura dei nostri rapporti con l’Europa ha importanza decisiva sul fronte caldo dei rapporti con la Russia. Qui si cammina sulle uova, stretti nella morsa tra la scelta americana di isolare Putin, regalandogli così un ruolo di “leader globale” che difficilmente avrebbe saputo conquistare senza gli errori di Obama, e la dottrina tedesca del “nessun nemico a Oriente”, che in Europa è stata un dogma fino allo scoppio del problema ucraino e l’accettazione del diktat Usa sulle sanzioni alla Russia che hanno prodotto, oltre a un notevole danno per alcuni paesi esportatori, tra cui l’Italia, un forte risentimento dei russi per il peggiorare della loro condizione economia.

Renzi, in tutto questo, ha di fatto scelto di stare dalla parte degli Usa, e lo ha fatto platealmente a Washington. Ma non sarebbe stato più prudente attendere di sapere chi sarà il prossimo presidente? In fondo manca un mese, e in un batter d’occhio Obama e la sua politica estera, chiunque vinca, saranno dimenticati. Muoversi in questo scenario sarebbe difficile per chiunque, figuriamoci per chi lo fa nei ritagli di tempo tra un comizio, una comparsata televisiva e una visita in una fabbrica. Speriamo che il 4 dicembre arrivi presto, e che il “dopo” ci porti la possibilità di ragionare.

 

 

Addì, 22 ottobre 2016

 

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