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CAMBIA LA REGIONE

Con la riforma Costituzionale che sarà sottoposta al vaglio degli elettori il 4 dicembre, le decisioni vengono ora poste sotto una regia unica che calerà dall’alto su tutto il Paese.

Infatti l'articolo 117 assegna al potere centrale dello Stato un ruolo dominante per lo sport, la cultura, il turismo, le reti informatiche, la formazione professionale, il lavoro e via dicendo. 

È vero che su alcune materie rimarrà anche una competenza residuale delle regioni che però potranno svolgerla nel caso e nei limiti che di volta in volta saranno discrezionalmente concessi dal legislatore Statale ma senza più alcuna difesa di quegli spazi da parte della Costituzione.

Certamente il settore più delicato sottoposto a questa nuova volontà è quello del governo del territorio a cui si collegano le competenze pure esse esclusive dello Stato in materia di reti energetiche e infrastrutture strategiche (art.117, secondo comma lettere u),v),e z).

L’interesse nazionale e la conseguente competenza su queste materie è ovvia. Ma quando tali poteri vengano ad intersecarsi con il potere ora esclusivo di dettare disposizioni sul governo del territorio, non occorrerà neppure ricorrere alla clausola di supremazia dello Stato per escludere del tutto le regioni da qualsia possibilità di intervento su tali decisioni. 

Tutto questo però si scontra con uno dei principi fondamentali su cui si fondano la Repubblica e la sua Costituzione, quello cioè enunciato all’articolo 5 della prima parte secondo il quale, in ogni caso, le autonomie locali devono essere rispettate e valorizzate senza che ne soffra l’interesse generale.

È ragionevole rilevare che la riforma della parte seconda tocca e limita alcuni principi della parte prima che non dovevano esserne compromessi.

È prevedibile che gli effetti della scelta che risponde a una esigenza di semplificazione delle procedure e di chiarezza, non tarderanno a farsi sentire ma alcuni possono essere già ipotizzati.

Ad esempio, si può fare richiamo al procedimento, ancora in corso, per la costruzione dell’impianto di rigassificazione nel Porto di Trieste (potrebbe valere anche per un elettrodotto o altra infrastruttura ancora) contro il quale la Regione, la Provincia e i Comuni interessati hanno fatto una decisa opposizione. Con l’approvazione della riforma, l’autorizzazione definitiva all’impianto rientrerà nella competenza esclusiva dello Stato e potrà essere concessa da parte degli uffici ministeriali risultando superata ogni ulteriore interferenza da parte dei Comuni e della Regione.

Perciò è fondamentale che i cittadini sentano di dover andare a decidere con il loro voto e lo facciano con la consapevolezza che si tratta di questioni che li toccano da vicino.

 

 

Addì, 07 novembre 2016

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