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COME SCEGLIERE TRA IL SI E IL NO

Tra una settimana gli italiani si recheranno alle urne per scegliere tra il Sì e il No. Non rimangono che ragioni di natura politica e psicologica che si possono sostanzialmente dividere in due grandi famiglie. La prima riguarda il giudizio che si ha sul Governo e l’uomo che lo simboleggia, la seconda attiene alle conseguenze dell’esito del voto, sia sotto il profilo dell’auspicata stabilità o discontinuità politica e dell’esecutivo, sia sotto il profilo della temuta o meno turbolenza che si potrebbe scatenare sui mercati. Ha pienamente ragione il presidente Napolitano a lamentarsi del clima “aberrante” creatosi intorno a questo appuntamento, anche se forse la sua autorevole parola avrebbe dovuto essere spesa molto tempo prima, fin da quando è stato evidente che la scelta di Renzi di rendere il referendum la chiave di volta della sua politica, avrebbe generato quel clima che ha poi bloccato il Paese per mesi.

E mentre tutti parlano del “dopo” sarà il caso di ponderare cosa votare attraverso una riflessione sul “prima”. Si dice: ma a suo tempo Napolitano, quando favorì il cambio tra Enrico Letta e Renzi dopo il famoso #staisereno, indicò le riforme costituzionali come mandato per il nuovo governo. In tutti i casi, nulla giustifica che dopo la prima infornata di provvedimenti economici non ci sia stato altro posto e altro pensiero che la legge elettorale e il referendum costituzionale immaginato da Renzi come strumento di legittimazione politica capace di spalancare le porte alla vittoria nelle successive elezioni politiche. Ma non è un caso che proprio in quel momento il vento elettorale abbia cominciato a soffiare sempre meno, fino a girarsi contro di lui. Ora, ci ritroviamo con l’Italicum che viene considerato dagli stessi che l’hanno concepito come un ferrovecchio da buttare.

Nel caso della legge elettorale il cambiamento è un bene. Solo che l’entità del cambiamento dipende dal risultato di domenica prossima: con il No sarà totale, con il Sì saranno più lievi le eccezioni sollevate dalla Corte Costituzionale e ancor più lievi gli aggiustamenti che di conseguenza farà Renzi. Quanto ai cambiamenti costituzionali, il Sì richiederà mille aggiustamenti mentre il No dovrà invece portare alla formulazione di una nuova proposta. Insomma, in tutti i casi avremo una lunga, complessa e laboriosa fase di ridefinizione di ciò che ora è sul tavolo. E se a questo si aggiunge il fatto che la congiuntura ci costringerà a rimettere mano alla politica economica, facendoci ben presto scoprire che la manovra di bilancio appena approvata alla Camera non solo non serve ad agganciare la ripresa ma aprirà buchi che potranno essere coperti solo con le lacrime e il sangue degli italiani, dovrebbe essere chiaro che sono ben altri gli occhiali con cui occorre guardare al 4 dicembre.

Buona riflessione. 

 

Addì, 30 novembre 2016

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