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1Unknown SANITÀ TRA VERITÀ E PROPAGANDA

In questi giorni abbiamo letto sui giornali e sentito alla televisione una cascata di notizie sulla sanità riferite sia a casi nazionale che locali.

Ciò che colpisce è la contraddittorietà delle valutazioni.

Facciamo alcuni esempi ripresi dai giornali: “malati curati a terra al pronto soccorso di Nola”, “De Luca (governatore della Campania): licenziamo i medici (poi effettivamente sospesi dal servizio)”, “Lorenzin: i medici sono degli eroi”.

E ancora: “Sanità allo sfascio, arriva Emergency alla periferia di Roma come in guerra”, ma nel contempo Lorenzin “vaccini gratis per tutti con il nuovo piano della salute”.

Non fa eccezione il Friuli Venezia Giulia: “pronta la nuova rete dell’emergenza sanitaria”, “Pronto soccorsi intasati negli ospedali del Friuli Venezia Giulia”.

Pur ammettendo che …i giornali si lasciano scrivere, pur ci sarà qualcosa di vero. Mi pare che le notizie singolarmente prese abbiano tutte un fondamento di verità. Ma ciò che risulta incomprensibile è il vero stato della sanità in questo Paese e in questa Regione.

Non credo che il cittadino valuti la situazione in base ai giornali o alla “propaganda” dei capi, basti pensare all’esito del referendum costituzionale, credo invece che legga il sistema sanitario in base alla concreta esperienza personale , a quella dei suoi familiari o dei vicini di casa. Ma al di là delle singole posizioni, è possibile ricondurre queste contrastanti valutazioni ad una sintesi sullo stato di salute del nostro sistema sanitario? Credo di sì se abbiamo la pazienza e l’onestà intellettuale di leggere alcuni dati obiettivi. Proviamo ad entrare nella nostra Regione.

Se analizziamo il comparto delle vaccinazioni obbligatorie quelle che hanno consentito di debellare alcune epidemie e che riguardano: poliomielite, difterite, pertosse, morbillo, rosolia, ecc , troviamo alcuni dati significativi. Sappiamo che per mantenere una popolazione fuori dal pericolo infettivo, le vaccinazioni dovrebbero raggiungere una copertura del 95%. La nostra Regione nel passato aveva raggiunto un indice fra i migliori d’Italia, attorno al 97%. Ora dati riferiti all’anno 2015 e desunti dall’Istituto Superiore della Sanità sono scesi al 90,4% e il Friuli Venezia Giulia , per quasi tutte le vaccinazioni è classificato al 20° (cioè penultimo) posto tra le regioni italiane.

Sul versante emergenza, negli ultimi 5 anni gli ospedali della nostra regione registrano un calo degli accessi ai pronti soccorsi di circa 17.000 unità e una stabilità sulla tipologia di accesso. Quindi le lunghe attese, non possono essere giustificate da un presunto “assalto” ai pronto soccorsi né dall’aumento dell’uso improprio della struttura.

Allora mi pare utile interrogarci sulle cause che hanno generato le situazioni più critiche.

La prima considerazione riguarda la riforma del sistema sanitario. La velocità d’azione è sicuramente un valore, ma la fretta, in un sistema così complesso è risultata sicuramente un danno perché non ha consentito di valutare con obiettività gli effetti concreti delle decisioni.

La seconda riguarda gli aspetti organizzativi e cioè se abbiamo sufficiente personale, risorse, competenze per mettere in atto i buoni propositi della riforma. Il risultato concreto non evidenzia la diminuzione delle liste di attesa e il ricorso sempre più massiccio delle prestazioni, soprattutto ambulatoriali, verso il privato (a pagamento).

La terza è la selezione della classe dirigente del sistema e vien da chiedersi se il massiccio ricorso a funzionari e manager fuori regione abbia portato a qualche beneficio organizzativo.

In conclusione, è bene che la Regione rifletta e modifichi, in base ai frutti raccolti, la frettolosa e confusa riforma sanitaria, e non sia costretta, per la difesa della propria “onorabilità”, a scaricare, come ha fatto il Governatore campano De Luca, verso il basso la responsabilità della disfatta.

L’esempio più noto è quello del generale Cadorna che cercò di nascondere al Paese la verità di Caporetto e con il bollettino del 28 ottobre 1917 accusò i soldati e i reparti della Seconda Armata (fronte Isonzo) di essersi “vilmente ritirati senza combattere”.

Per la cronaca: dopo pochi giorni venne sostituito da Armando Diaz.

 

 

Addì, 15 gennaio 2017

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