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29Unknown L'INUTILE GIROTONDO
Dopo le avversità atmosferiche di questi ultimi giorni è tornata di attualità la necessità di curare il territorio con manutenzioni continuative, realizzando un piano nazionale per le sistemazioni idrogeologiche realizzandole attraverso un piano pluriennale da finanziare. Insomma nulla di nuovo se non le solite litanie che vengono ripetute subito dopo l'evento calamitoso di turno. E, tutti sono d'accordo che è necessario operare in tal senso: lo pretendono i cittadini, lo dichiarano le istituzioni di tutti i livelli ma, ahimè, solo qualche tempo dopo i buoni propositi vanno a farsi benedire e non se ne parla quasi più. Oppure, allorquando le istituzioni tirano fuori risorse finanziarie per realizzare opere importanti per il contenimento delle piene finalizzate a salvaguardale la sicurezza e quindi la vita dei cittadini, nascono come funghi i comitati che si mettono di traverso per impedirne la effettiva costruzione. Le ragioni di queste contrarietà sono molteplici ma il motivo principale è quasi sempre quello di tutelare l'ambiente. Lo abbiamo visto per il caso delle casse di espansione previste dal Piano Stralcio dell'Autorità di Bacino dell'Alto Adriatico di Venezia che allo stato attuale ancora non sono state realizzate nonostante siano ancora previste dallo strumento di pianificazione. Per chi non lo sapesse, le casse di espansione servirebbero a contenere circa trenta milioni di acqua per poi rilasciarla gradualmente in un arco di tempo compatibile a difendere i paesi rivieraschi del fiume Tagliamento che, altrimenti, verrebbero travolti dalle acque con notevoli danni a cose e persone.

È una lunga storia quella del fiume Tagliamento che è iniziata nel 1966 quando esondò a Latisana procurando gravissimi danni a quelle popolazioni. Già allora, tutti si resero conto che bisognava realizzare opere di contenimento delle acque. Si ipotizzo la realizzazione di una diga tra Vito d'Asio e Forgaria capace di trattenere ben cinquanta milioni di metri cubi di acqua ma non ci fu nulla da fare per la contrarietà dei Sindaci dei Comuni di monte. Poi, il dibattito e il confronto con le istituzioni locali, la Regione e lo Stato con le popolazioni locali si concluse decidendo di non fare la diga, bensì casse di espansione. In tal senso i Sindaci firmarono un documento che dava il via libera al cambiamento tipologico dell'opera idraulica di laminazione. Ma, col passare degli anni quando si arrivò al dunque per costruire le casse avendo ottenuto parte dei finanziamenti dallo Stato, i Comuni di monte dimenticandosi dell'impegno sottoscritto, cambiano idea dichiarandosi fortemente contrari assieme a certe associazioni ambientaliste. In tutta questa vicenda i Comuni della bassa, invece, sono sempre stati favorevoli nel dover fare qualcosa, preoccupati della salvaguardia dei lori abitanti e dei loro territori. Ecco come stanno le cose!

Discussioni su discussioni per non fare nulla di significativo a monte dell'asta del Tagliamento, pur realizzando qualcosa a valle come la diaframmatura degli argini del Tagliamento e qualche altra iniziativa utile ma non certo sufficiente a dare tranquillità alle popolazioni rivierasche. Quello che meraviglia è l'atteggiamento di coloro che ritengono sia sufficiente asportare parte della ghiaia dal letto del fiume e tenerlo e pulito dalle ramaglie e alberature per risolvere il problema, pur di non fare opere significative capaci di trattenere le acque quando la piena è superiore ai 4.500 mc al secondo. O anche coloro che, dimenticandosi dei precedenti dibattiti che hanno previsto di fare le casse di espansione, ora propongono di una traversa (una sorta di diga) tra Dignano e Pinzano. Insomma, si fa di tutto pur di non fare quasi niente inconsapevoli o peggio consapevoli, che il rischio per le popolazioni rivierasche è sempre più alto.

Questo è quanto ancora succede su una vicenda che da più di trenta anni continua a non avere soluzioni compatibili con i pericoli alluvionali. Ora, però, non piove più, e quindi, se ne riparlerà alla prossima volta, ovviamente nella speranza che non ci sia alcuna esondazione che provochi danni gravi. Nel qual caso sentiremo di nuovo le solite “litanie”: bisogna agire, bisogna fare, bisogna …... per poi non fare quasi niente!
Lì, 13 settembre 2017
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