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A PROPOSITO DI REFERENDUM

Non una parola dai vertici della nostra Regione in merito al referendum di domenica prossima nel vicino Veneto ed in Lombardia. Eppure il tema dell’autonomia regionale dovrebbe interessare anche noi e dovrebbe vederci coinvolti in ogni autorevole tentativo di richiamare Governo, Parlamento, Presidenza della Repubblica e Corte costituzionale alla necessità di invertire una tendenza centralista sin troppo marcata negli ultimi anni ed altrettanto foriera di risultati negativi non solo per la nostra Regione , come per le altre, ma per l’economia dell‘ intero Paese. 

Questo silenzio sulla tornata elettorale appare il frutto di non grande simpatia per regioni governate dal centro destra, come lo sono i due principali motori dell’economia nazionale che fra poco vanno al voto. Del resto è anche abbastanza evidente la strumentalità della posizione opposta, quella centralista: mentre per 16 anni, dal 2001, il tema dell’applicazione dell’articolo 117 , cioè maggiori competenze alle regioni, è stato disatteso ed ignorato ed i tentativi di referendum sono stati boicottati sistematicamente, tanto che per riconoscerne il diritto il Veneto ha dovuto arrivare alla corte costituzionale, ora il Governo di Roma, proprio ieri annuncia che ha avviato la trattativa con la regione Emilia Romagna , guarda caso governata dalla sinistra, per aumentarne l’autonomia. 

Si tratta di una decisione governativa a dir poco improvvida, se non intempestiva e soprattutto inelegante perché offensiva nei confronti di quelle due regioni che da anni chiedevano lo stesso trattamento . A dirla tutta, non ce lo saremmo aspettato da un politico degno di ogni stima come l’attuale Presidente del consiglio, ma si capisce che di questi tempi e nell’imminenza del crollo definitivo del PD e della sua segreteria, il povero Gentiloni deve subire di tutto a cominciare dalla mozione sul governatore della Banca d’Italia per finire alla trattativa con il potente governo PD dell’Emilia. Per tornare a noi, va segnalato, ma senza meraviglia, che dei temi dell’autonomia la nostra regione, sedicente speciale, continua a disinteressarsi, appiattita come è sugli ordini del governo, a cominciare dalla supina accettazione di quelli pesantissimiimposti con la firma dell’accordo Serracchiani Padoan nel 2014. 

Eppure le sinergie con il Veneto sarebbero per noi essenziali come lo sono state le intese a suo tempo intercorrenti, era il 1980, ai tempi di Alpe Adria ed in avanti sino al capolavoro della legge 19 del 1991 che assicurava a noi ma anche al Veneto poteri, finanziamenti pubblici e interventi oggi neanche immaginabili. Ma la classe politica di allora e soprattutto la Democrazia Cristiana di allora ed i suoi uomini di punta erano tutt’altra cosa rispetto a quella di oggi. Si dirà che quella stagione è stata spazzata via da tangentopoli ma su quelle vicende c’è ancora tanto da riflettere e tutto da giudicare, con serenità. Il risultato certo è che quello è stato il principio della fine non solo per l’autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia ma soprattutto per poter disporre di politici autorevoli e preparati, capaci di vedere e programmare il futuro della regione in luogo della unica preoccupazione di mantenere un posto al calduccio della politica.

 

Lì, 20 ottobre 2017

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