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SPECIALITÀ E AUTONOMIA SUL REFERENDUM

L’ attesa per la grande convention del PD regionale a Villa Manin sul tema della specialità era grande: finalmente un argomento fondamentale da discutere ed approfondire. Le cronache però ci dicono che per l’ennesima volta è andato in scena il solito teatrino dei politici fatto prevalentemente di critiche rivolte agli altri, uomini del passato o paladini dell’autonomia, senza portare messaggi nuovi e nessun approfondimento se non quello, pure privo di contenuti, che la specialità va ripensata o che va potenziata in chiave internazionale. 

Ma perché allora in questi cinque anni i rapporti con gli Stati contermini, come con le Regioni confinanti, sono stati del tutto sporadici ed occasionali a fronte della costante frequentazione, da parte della Presidente, della sede romana del PD e di un totale appiattimento sulle decisioni del Governo centrale.

Errare è umano ma qui si persevera: oggi poi la Presidente ha voluto snobbare anche l’evidente successo ed il valore dei Referendum per l’autonomia dichiarando che  sono  inutili perché la regione Emilia è più avanti nel senso che qualche giorno fa ha siglato l’accordo con il governo per avviare il trasferimento di funzioni. Si fa passare così come un successo, quella che appare come una maldestra, improvvisata e soprattutto tardiva manovra concordata tra la regione Emilia, governata dal Pd, ed il Governo centrale, pure retto dal Pd. Non è però con questi mezzucci tesi a rabberciare una situazione sfuggita di mano che si possono risolvere i problemi  posti da un centralismo inefficiente che nella sinistra, ieri come oggi, ha sempre trovato appoggio forte e convinto, come dimostrano le dichiarazioni dei suoi principali esponenti sui risultati referendari, in uno con l’assordante  silenzio  del segretario Renzi. Di fronte a tali evidenze, è proprio da presuntuosi definirsi progressisti e dare dei conservatori alla destra moderata!

Ma avremmo almeno sperato che il centralismo della nostra Presidente fosse servito a qualcosa, come ad esempio risolvere il problema della concessione della autostrada che sta serenamente viaggiando verso i due anni di proroga terminati i quali, senza nulla di fatto, il governo potrà mettere a gara pubblica la Trieste-Venezia soffiandoci così uno dei pochi strumenti di specialità che ci erano rimasti. E sarà tutto da capire l’esito delle manovre sul trasporto pubblico locale, altro fiore all’occhiello costruito a fatica dalla nostra Regione nei tempi passati ed ora  insidiatoci dalle centralissime Ferrovie dello Stato prima con un ricorso al TAR ed ora con una manovra di aggiramento dietro la quale appaiono comparire sempre i soliti forti poteri centrali tesi a spazzare anche i residui di autonomia che ci restano. Il “capolavoro” è stato completato grazie alla soppressione delle Province della regione che detenevano le azioni della società di gestione del trasporto pubblico che sono così transitate in mano ai comuni per poi finire presumibilmente fuori dal territorio.

Per concludere con una nota di speranza in tanto squallore, va detto che i risultati del referendum potrebbero servire anche al Friuli Venezia Giulia se solo ne sapessimo approfittare e fossimo in grado di riaggregare le Regioni in una intesa che vada oltre gli schemi obsoleti seguiti da alcuni partiti ed ormai ignorati o contraddetti dalla gente. 

Ma per fare questo bisogna cambiare marcia e, soprattutto, governo regionale!

 

Lì, 23 ottobre 2017

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