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LE MOSSE POLITICHE DI SALVINI

In questa ultima settimana lo spread è sceso di una quarantina di punti, il rendimento dei Btp decennali è tornato sotto il 3% e la Borsa ha rialzato la testa. Ma è sufficiente? No, e per diverse motivazioni.

La prima che a cambiare, per ora, è stato solo il linguaggio. Infatti, il tema da adesso in avanti è: le scelte legislative saranno coerenti per tenere sotto controllo le reazioni degli operatori finanziari e dell’Europa, fin qui tutto sommato moderate? E ancora saranno in linea con i toni pacati all’insegna de “rispetteremo le regole europee” a cui anche i penta-leghisti si sono adeguati? Difficile dirlo anche perché nessuno può  scommettere su come sarà davvero la manovra di bilancio. 

Il secondo motivo di preoccupazione: la rispondenza della politica economica alle esigenze del Paese. Finora Lo schema fin d’ora portato avanti è stato: se del reddito di cittadinanza, flat tax e  revisione della legge Fornero ne faranno una piccola parte, spiegando che occorre spalmare quei provvedimenti su tutti i cinque anni della legislatura, allora sarà andata bene perché il deficit sarà contenuto entro il 2%. Al contrario, se si pigerà sull’acceleratore, allora sarà andata male perché si sforeranno i parametri Ue.  

Nella realtà dei fatti, però, l’Italia ha bisogno di un piano di investimenti sia per l’allargamento della base produttiva e la riqualificazione della sua offerta di prodotti e servizi, sia per la sua modernizzazione infrastrutturale. E tutte le risorse vanno dunque concentrate a questi fini, sapendo che la crescita del pil non può essere drogata dal sostegno ai consumi e che i posti di lavoro non si creano per decreto.

Il terzo motivo, più politico, per cui il ravvedimento verbale di queste ore del governo penta-leghista non toglie le preoccupazioni. Di Salvini si può pensare qualunque cosa, meno che sia stupido ed è lui che mena la danza fin dal primo momento. È lui che ha indotto il leader grillino a tirare fuori dall’armadio il doppiopetto (non a caso ha chiuso l’assurda vertenza Ilva proprio adesso). Ma perché l’ha fatto? Tutti hanno puntato sulla paura ingenerata dall’alert che la Bce ha trasmesso a Roma circa i titoli italiani e sulla paura che il mugugno degli imprenditori, specie del triveneto, si possa trasformare in una vera e propria rivolta. Probabilmente Salvini ha cambiato atteggiamento per una valutazione di natura squisitamente politica. E cioè che è venuto il momento di rompere con i 5stelle e fare un nuovo soggetto di centro-destra, assorbendo ciò che rimane di Forza Italia e del partito della Meloni e una parte dei moderati penta stellati. 

Le voci di incontri tra Salvini e Berlusconi, di loro accordi sugli assetti Rai, di un partito unico di cui il Cavaliere potrebbe essere il presidente, Salvini il segretario e la Meloni vice, sono tutti indizi che vanno in questa direzione. Gli stessi imprenditori del Nord sembrano prediligere una scelta di questo genere. 

Ma se questo fosse davvero lo scenario, ci sarebbe da rallegrarsene perché mettere fine a questa esperienza di governo sarebbe una cosa di non poco conto anche se crescerebbe la preoccupazione di un partito di centro-destra a trazione leghista, e, quindi, sovranista e populista. Per questo bisognerebbe, da un lato, rianimare il mondo della sinistra al quale assegnare il compito di tenere sempre desto il pensiero critico e, dall’altro, auspicare la nascita di un soggetto politico liberal-riformista ed europeista, che raduni le forze migliori della nostra società.

 

 

Settembre 08, 2018

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