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NON INCANTA PIÙ

Le preoccupazioni di Confindustria per il forte rallentamento della crescita, deve farci riflettere profondamente. A fronte di questa denuncia il vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, ha dichiarato di condividerla assicurando l’impegno del Governo a sostenere il mondo produttivo con il provvedimento legislativo del cosiddetto “rilancia imprese”.

C’è però da capire come sia possibile risolvere un problema come quello dell’economia e dell’inflazione in corso, con qualche provvedimento che di fatto non assicurano lo sviluppo come quelli del reddito di cittadinanza e quota cento. Ci vuole ben altro per rilanciare l’economia e non saranno certo le tante opere pubbliche bloccate che ci faranno uscire dallo stallo in cui si trova il Paese. 

Il Ministro Di Maio, può tentare di rassicurarci, del resto non si capisce perché non debba farlo, è quasi un atto dovuto; sarebbe del tutto improprio immaginarsi un rappresentante del Governo che non metta sulla strada dell’ottimismo i suoi interlocutori vinti da una preoccupazione via via crescente. 

Ma è del tutto inutile, non saranno lo parole di Di Maio né le frasi di un altro Ministro a toglierci dallo scetticismo, che nel corso di questi mesi ci ha largamente invaso. Confindustria ha fatto bene a lamentarsi, lo fanno pure i sindacati e quindi l’intero mondo produttivo è schierato ormai sul fronte pessimista.

Se il Governo retto da Giuseppe Conte avesse avuto l’intendimento di potenziare e curarsi del settore industriale ed occupazionale, avrebbe dovuto, nella finanziaria 2019, indirizzare molte risorse sul versante dello sviluppo, cosa che tutti quanti sanno essere stata totalmente disattesa. Non saranno certo le vuote proposte di Di Mao a rimetterci in careggiata, quando lui stesso assieme agli altri hanno deciso, cinque mesi fa, di far deragliare il convoglio della crescita. Eppure a inizio ottobre 2018, la compagine governativa aveva vergato una crescita all’1,4%, oggi, impietosamente, siamo costretti a respirare la polvere.

Confindustria immagina una crescita pari a zero, per essere clementi potremmo supporre una crescita dello 0,2-0,3%; così fosse, rasenteremmo sempre una sorta di tragedia occupazionale, con tutto quello che ne consegue. 

Eravamo critici qualche mese fa, oggi, spiacevolmente, registriamo l’avvedutezza di quelle osservazioni. 

Che cosa accadrà adesso, ce lo diranno le linee di programmazione economica che il Presidente Conte dovrà definire entro il 10 aprile. Non oso pensare a quali diavoli dovrà appellarsi per svolgere il delicatissimo compito. C’è da augurarsi che due fuochi indirizzino al meglio la traiettoria del nostro destino nazionale: la prima sarà l’indicazione degli italiani il 26 maggio, dando il consenso alle elezioni europee; la seconda, purtroppo, non è la prima volta che ci votiamo a quest’ultima, alla saggezza in capo al nostro connazionale Mario Draghi che ancora per qualche mese dirigerà la Bce.

 

Marzo 27, 2019

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