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SOLO SILENZIO SULL'AUTONOMIA

Siamo di fronte a una nuova condizione politica che potrebbe marginalizzare la nostra Regione Fvg. Stiamo parlando dell’autonomia differenziata che vede interessate tre delle Regioni più importanti del Paese: Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

Il dibattito è oramai in atto da un po’ di tempo e sembrerebbe che il Governo nazionale, pur tra diversificazioni al suo interno, intenda definire la questione. Vedremo come andrà a finire anche se, allo stato attuale, emergono difficoltà legate all’unità nazionale e agli aspetti finanziari che potrebbero non trovare l’accondiscendenza della ragioneria dello Stato per assenza di copertura.

Ma, ciò che potrebbe ledere gli interessi della nostra Regione, nel caso in cui tale progetto trovasse compimento, è l’annacquamento delle prerogative che hanno a suo tempo determinato e riconosciuto l’autonomia e la specialità del Friuli Venezia Giulia.

Una situazione che, però, non sembra turbare la rappresentanza politica della nostra Regione sia di governo che di opposizione. Quasi a confermare l’esistenza di un atteggiamento soporifero che non considera gli effetti negativi che l’attuazione della autonomia differenziata potrebbe causarci.

C’è una bella differenza tra le regioni autonome concepite sessanta anni fa e, val la pena ricordare, prima che fossero definite e sorgessero le altre, e l’autonomia concepita negli ultimi tempi. La prima, rilevava le reali difficoltà di territorio e di confine per le tre che si incuneavano dentro il corpo di altre culture e le due grandi isole. Quel disegno vedeva comunque un tessuto nazionale votato a una omogeneità d’intendi politici. Oggi. diametralmente opposta è la proposta sul tavolo del governo nazionale che, come sappiamo, è spinta dalla Lega e frenata dai 5Stelle.

La stranezza del silenzio che regna nella nostra Regione è dovuta, in primis dalla Lega che auspica la buona riuscita del disegno salviniano, ancorché questa getti ombra sulle nostre potenzialità; e poi, c’è il silenzio dell’opposizione che fa conto sulla diga dei 5Stelle a bloccare l’indirizzo lombardo-veneto-emiliano.

In entrambi i casi facciamo la figura di coloro i quali si appendono alla forza e alla determinazione di altri. Sicuramente un brutto esempio di pensiero autonomo.

Sono propenso a pensare che difficilmente quel disegno potrà andare in porto - qui, le navi poste ad osteggiare l’attracco della visione autonomistica,  sono schierate dal vice ministro Di Maio - e la disputa all’interno del governo non troverà alcuna pace. Ci troveremo a sentire un travaglio senza parto da qui fino allo scadere del governo giallo-verde.

In fondo, quindi, i politici regionali godono di un impasse favorevole, ma con al comando altri soggetti, e non voglio citare i governatori e capi politici di opposizione di epoche diverse, avrebbero dimostrato un piglio sicuramente intenso e non avrebbero certamente piegato il destino della nostra Regione alla disputa giocata esclusivamente a Roma.

È altamente probabile che tutto rimanga inalterato, anche perché in periodi come questi, è preferibile l’unità economica di un Paese, com’è preferibile una Europa unita a una idea rovinosamente sovranista. 

 

 

 

Luglio 09, 2019


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