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DOPO UN MATTEO, L'ALTRO

Di errori, Salvini ne ha commessi diversi. Ce ne sono quelli a carattere meno vistoso e qualcuno piuttosto grossolano. Per prima cosa non si possono servire due padroni. O si sta da una parte o si sceglie l’altra. Perché quelle due figure a cui ci si piega, tra loro sono in ostile concorrenza. O si viaggia sulla carrozza Atlantica, o si poggia il sedere sulla troica Siberiana. Non si può pretendere di passare inosservati quando si sceglie un mezzo, in quanto il contro altare passa il suo tempo ad osservare quanto capiti alla sponda opposta.

 

Far la foto con Donald Trump e tramare chissà quali cose a Mosca è un errore madornale. Infatti, sono gli americani che hanno fatto circolare le vicende circa il possibile “malaffare” consumato all’Hotel Metropol di Mosca. Credo che una mossa di questo genere abbia avuto le sue ripercussioni sul piano politico internazionale e Trump non abbia certo digerito questi italici servilismi nei riguardi di uno dei suoi più grandi antagonisti.

 

Giunge però, alla mossa del tutto inopinata, credo sia da ricordare come un’azione così negativa, da meritarsi una menzione nei manuali di “cosa non fare”, quando l’8 di agosto pensa di aver messo nel sacco il suo Presidente del Consiglio dei Ministri, senza aver fatto minimamente i calcoli di quali potessero essere le contromisure dei suoi immediati avversari. Un autogol senza appelli. È inutile che cerchi di giustificare l’avventata decisione, più si muove, tanto più emerge il tratto folle, puerilmente manifestato quel giorno d’agosto. 

 

Questo è un esempio in cui l’improvvisazione intervenga lungo la via della storia e, come per incanto, devii la traiettoria della stessa, come fosse stato sparato un colpo di fucile che rimodelli improvvisamente la scena in cui si svolgono le azioni. Una discontinuità priva di cause, se non quelle imputabili ad una estrosità del tutto ingiustificata. Fare male i conti con quanto si ha in tasca, si rischia di bruciare in un istante tutto il capitale accumulato in banca.

 

È un bel dire oggi, di tenere stretti i consensi, non è possibile. Molti di questi si acquistano per i semplice fatto di essere in sella e di suonare le trombe, non appena ti auto disarcioni puoi suonare tutte le musiche del mondo, ma una parte delle simpatie decidono di girarti le spalle. In politica, e Salvini in Parlamento c’è da più di venti anni, queste leggi non si possono non conoscere. 

 

A me non pare vero che ci sia girata la pagina con questa funambolica accelerazione; solo qualche settimana fa, più o meno a luglio, parlando con i miei amici, andavamo dicendo che Salvini resterà sulla cresta dell’onda per diversi anni. E, noi tutti, non per modestia, ma per età, avevamo alle spalle una lunga esperienza di commenti politici. 

 

La verità, ce lo insegna l’impero Renziano, non ha più il respiro lungo di altre epoche. Qui, improvvisamente, per motivi sostanzialmente riscontrabili alla farraginosità della preparazione politica, hanno durate effimere: qualche anno di grandi fasti e, poi, l’ammaino bandiera in fretta e furia.

 

Dobbiamo convivere con il senso di totale precarietà anche per quelli che sembrano essere dei giganti e che, invece, per qualche spillo di troppo ficcato chissà dove, svelano una costituzione gracile ed inconsistente. 

 

Siamo pertanto invitati, tutti quanti, a non spingere troppo in avanti lo sguardo quando si tratta di pensare ai destini di coloro che, fortunosamente, si trovano a sbandierare una ricchezza di consensi fuori luogo. 

 

 

 

Settembre 07, 2019

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