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MIGRAZIONI IN CORSO

Il PD attraversa una fase di travaglio. Era iniziata nel 2017, aveva allora partorito uno strappo, che ha più fato male a chi ha lasciato la casa, che a chi l’ha invece preferita: le disgrazie di Bersani e D’Alema sono ben note. E, buona parte del PD, allora, fu persino felice che se ne fossero andati, senza tanto clamore, quei due compagni di strada. Seguiti, come sappiamo,  da un manipolo ristrettissimo di seguaci.

 

Ma quelle avvisaglie dovevano far capire che il ventre del PD non aveva terminato le doglie. A settembre del 2019, due anni dopo, ci sono stati altri due strappi. Il primo consistente; il secondo contenuto. 

 

Renzi suonò la prima mossa, anticipando in tal modo quello che già era stato sbandierato, e cioè, l’uscita di Calenda. Nulla di sorprendente che il fiorentino abbia sgambettato il romano. È ampiamente conosciuta la cupa verve del“vecchio” Sindaco di Firenze. 

 

A dire il vero, il secondo ha trascinato con se solo qualche limitatissima frangia del partito madre, mentre al senatore, contrariamente a quanto immaginava, è rimasto con un bagaglio piuttosto contenuto e l’emorragia così provocata, è sembrata sbiadita, insomma, da bollino giallo.

 

Ma è proprio vero che i recinti siano stati definitivamente sanciti dagli eventi settembrini? Questo dubbio mi sorge, perché nella nostra Regione Fvg, circolano voci che il vecchio filone renziano sia rimasto con la casacca precedente, ma segni ormai via via più robusti, fanno intendere che il travaso possa avvenire in un prossimo futuro.

 

Allora, a parer mio, ci sono due tipi di renziani: quelli che hanno anteposto la vocazione alla convenienza; e il secondo gruppo in cui invece la vocazione è stata silenziata, perché hanno preferito seguire la comoda convenienza del momento.

 

Non c’è dubbio che io prediliga i primi e che i secondi mi suscitino persino fastidio. Ma saranno i secondi a fare la differenza. Quelli che, svelato il tempo magro che li attende, correranno ai ripari, collocandosi dove natura li porta. 

 

In fondo, analizzando le figure più in vista del PD, quindi riferendomi ai Consiglieri regionali e ai Deputati, ricordo che dal 2013 fino all’altro giorno, la stragrande maggioranza di costoro erano tutti ai piedi del toscano. Certo, chi in posizione più esposta, altri in una luce più ridotta e, infine, un terzo gruppo, assiepato in penombra; ma pur sempre tutti alla corte del Segretario di allora. La memoria mi aiuta allorché, in filigrana, passo dettagliatamente in rassegna quelli che, a spada tratta, si battevano per il referendum Costituzionale. Tutti renziani da capo a coda; tutti all’unisono ad affiancare il prode Matteo.

 

Solo due o tre a settembre hanno traslocato, ma gli altri sono lì, in silenzio, che covano, e pensare a quale destino affidarsi. E non tardo ad immaginarmi che in una possibile svolta del PD capitanato da Zingaretti verso lidi a più intenso color rosso, quella schiera d’opportunisti, lascerà anch’essa, come già fatto da Rosato e dalla Grim, il soggiorno attuale, per accasarsi nell’accogliente alveo di ITALIA VIVA.

 

Le mie non sono fantasie. Scrivo questo avendo con cura ricevuto delle informazioni precise circa il comportamento di qualcuno, ma non stento a credere che a questo sia collegato la restante parte dei vecchi renziani friulan giuliani.

 

 

Gennaio 24, 2020

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