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LA POLITICA NON SA COSA FARE

Siamo in recessione causa una lunga fase di arresto economico cui gli italiani sembrano aver fatto il callo e la cattiva abitudine della politica di occuparsi d’altro.

È arrivata la notizia Istat che l’ultimo trimestre dell’anno scorso il Pil è regredito di tre decimi di punto. Purtroppo, sono diversi i segnali che indicano alta la probabilità che anche i primi mesi di quest’anno siano contrassegnati dal segno meno sia per ragioni interne che internazionali. 

Si aggiunga l’effetto depressivo sull’economia mondiale che sta introducendo la vicenda del virus cinese, che trasforma il contagio sanitario in contagio economico. Il blocco delle 14 province cruciali della manifattura cinese, non potrà che ripercuotersi sulla crescita europea, e su quella italiana in particolare visto che è l’anello debole della catena continentale e che il suo punto di forza è l’export. Nella migliore delle ipotesi, e cioè che l’influenza mortale si vinca in primavera, il Coronavirus sarà costato alla Cina un punto di pil (circa 40 miliardi di euro). 

Ma una cosa è sicura: l’Italia, già avviata per conto suo a passare dalla fase di stagnazione a quella recessiva, finirà per accrescere la sua tendenza negativa.  

Chi dunque oggi afferma che sarà un 2020 italiano all’insegna della recessione lo afferma con realismo. Peccato che la nostra politica sfugga alla realtà delle cose. Lo fa il governo ma, soprattutto, colpisce che sia l’opposizione a sfuggire al tema. In un contesto come questo, l’infinita battaglia sulla soppressione della prescrizione o, a maggior ragione, i tentativi di fare demagogia con iniziative populiste come i vitalizi dei parlamentari, appaiono questioni lunari. La maggioranza non ha metodo, salvo quello di rimandare sine die le decisioni. In più pesa enormemente il processo di implosione di cui è preda il movimento 5stelle che mina la maggioranza. Fino a ieri il momento di verifica circa la tenuta giallorossa erano le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria; ora lo sono questioni esplosive, come la prescrizione; domani lo saranno le nomine, momento delicatissimo perché in ballo ci sono equilibri di potere tra i più significativi.

 

Reggeranno maggioranza e governo? Si possono avere varie opinioni su questo ma se tra poco nel contesto descritto si dovesse inserire la recessione, beh allora ogni discussione sarebbe inutile. Diverso, invece, è domandarsi se a reggere all’urto della recessione sarebbe il Paese. Perché, da un lato, le risorse e la fibra per resistere e far fronte all’ennesima crisi ci sarebbero. Ma è che sono state messe a dura prova da anni di decadenza della politica, talché molte risorse sono fuggite e quelle rimaste sono bloccate in impieghi non produttivi e senza fiducia niente investimenti, e senza investimenti niente ripresa. Per questo tutto dipenderà dalla politica. Se il ritorno della parola recessione nel linguaggio quotidiano spaventerà a sufficienza allora, forse, ci potrà essere la giusta reazione e non tutto il male sarà venuto solo per nuocere. Se invece la crisi economica incombente sarà un’altra e più grave occasione di scontro, allora sarà un male che brucerà sulla nostra pelle il doppio. E saranno dolori veri. 

 

 

Febbraio 08, 2020

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