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FESTEGGIAMO ANCHE DA CASA

La festa del Primo Maggio è la festa del lavoro. Questo non significa che si festeggi il lavoro in quanto tale. Sarebbe una cosa piuttosto banale. Del resto, quando è stata istituita si pensava a ben altro.  A che cosa? Ai diritti di chi lavora. Alle battaglie che dall’ottocento i lavoratori avevano condotto per togliersi l’immane peso che il lavoro industriale aveva caricato sulla vita di costoro.

 

È bene ricordare questo, perché bisogna sempre tener presente lo sviluppo storico di un fenomeno, soprattutto se questo è un fenomeno che si festeggia. Ridare luce alle radici, serve più di quanto ci si immagini. Nel corso di due secoli i lavoratori hanno via via, con costanti lotte, rivendicato ed ottenuto una serie di diritti che sono ormai garantiti persino dalla Costituzione.

 

Oggi, le piazze sono vuote. Non si può riempirle. Le bandiere dei diversi sindacati sono rimaste nelle stanze. Non sventolano. Di tutti i sindacati. Perché ciascuno, secondo le sue modalità e le sue convinzioni, ha contribuito a costruire quella rete di protezione che riguarda il mondo del lavoro.

 

Il Covid-19 ha azzerato l’allegria, ha tolto i diversi colori, i canti, le manifestazioni, le contentezze che per solito riempivano e articolavano questa bella giornata e tutti, purtroppo, siamo costretti solo a pensarla e a immaginarla.

 

Non per questo il pensiero si disarma. Anzi, proprio in virtù di questa maledizione, il lavoro sarà sicuramente colpito. Ci saranno contrazioni nella produzione e pertanto anche nella sfera degli operatori. Dobbiamo pensare a questo. Quindi, accanto alla dimensione storica, che auspico non venga mai meno, oggi, ciascuno nella propria sfera individuale, dovrà farsi carico di pensare che cosa accadrà domani.

 

Anche se oggi è la festa del lavoro, non scordo che bisogna tener presente la sofferenza delle imprese. Vanno pensate entrambe le dimensioni. Un Paese serio, responsabile come una persona seria e responsabile, si fa carico di occuparsi tanto dell’uno, quanto dell’altro. Certo ciascuno con i mezzi che ha, ma il fatto che, pur nelle diversità, ciascuno rifletta su entrambi i piani, dimostra una maturità ed una riflessività  encomiabili.

 

So pertanto che i lavoratori, quelli dell’industria, quelli del commercio, quelli dell’agricoltura, quelli dell’artigianato, quelli dei servizi, i medici, gli infermieri, e potrei continuare ancora, oggi avvertono l’esigenza di festeggiare questa giornata simbolica; e inoltre so che tutti costoro, oltre a subire una tristezza per chi non c’è più ed è ancora ammalato, si adopera a pensare come faranno mai, i responsabili delle imprese, a rimettere in careggiata quest’ultime e a continuare saggiamente la corsa verso una auspicata ripresa dell’economia. 

 

Chiudo, come chiuderebbe una qualsiasi persona che potesse frequentare una piazza quest’oggi, con il saluto e un evviva all’Italia, alla democrazia, alla libertà e al lavoro.

 

 

 

Maggio 01, 2020

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