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DA BENETTON AD AUTOVIE VENETE

Sembra che la partita sia stata chiusa. Come sempre, c’è chi ritiene l’atto largamente positivo; chi si attesta sulla sufficienza; infine, chi lo critica. 

 

Ad essere sinceri, non essendo in possesso di tutti i ricami giuridici, e delle sottili mosse che hanno animato l’ultimo provvedimento, sospendo personalmente il giudizio, attendendo momenti più concreti. 

 

Per quello che si sa, la famiglia Benetton non sarà più a capo della società. Quando verrà detronizzata, sempre secondo quanto ho inteso, possiederà al massimo un 10% delle quote. Posto che intenda ancora esserci.

 

La concessione non è stata quindi tolta. Sarebbe stata una rovina. Perché avrebbe messo a repentaglio una gran quantità di miliardi di euro pubblici. Da questo punto di vista, l’estremismo penta stellato ha subito una battuta d’arresto. Erano costoro che andavano dicendo, di utilizzare la mannaia. In questo modo hanno quindi fatto retromarcia. 

 

Ora, le procedure dovranno essere messe in atto. Ricordiamo però che la decisione è tata ormai tratta. 

 

Cosa comporta tutto ciò? L’intervento dello Stato all’interno della società di gestione. Infatti, le quote di partecipazione della famiglia Benetton, a quanto si legge, dovrebbero passare a Cassa Depositi e Prestiti, vale a dire alle casse dello Stato. Ricordo che in C.D.P. ci sono i soldi dei risparmiatori italiani.

 

È un passo indietro? 

 

Di questi tempi, non lo so. Un neoliberista direbbe di sì; un seguace di Trump griderebbe allo scandalo; uno di Biden - prossimo avversario dell’attuale Presidente degli Stati Uniti - non si metterebbe le mani sui capelli. 

 

Se lo Stato fosse serio, avesse un corpo burocratico come Dio comanda, anche io non mi spaventerei. Ma questo è assicurato? Non lo so. 

 

Intanto, c’è da augurarsi che almeno siano assicurati interventi di controllo e manutenzione delle strutture, interventi che in precedenza si sono mostrati largamente insufficienti e, magari, pure un abbassamento dei pedaggi. 

 

Nella nostra Regione FVG, i riflessi di questa complessa vicenda potrebbero essere interpretati positivamente se non fosse per le sorprese che potrebbero non mancare.

Autovie Venete, concessionario saldamente in mano pubblica, pur con tempi non sempre rapidissimi, ha  con continuità, dimostrato attenzione e cura per gli investimenti (terza corsia A4) e per la sicurezza.

 

Allo stato attuale però, a concessione ormai scaduta, sarebbe un vero peccato vedere questo importante patrimonio regionale passare in mano privata, magari straniera.

Eppure, nonostante l'esperienza ASPI, questo rischio c'è!

 

Da anni ormai si vocifera del trasferimento della concessione alla newco interamente pubblica appositamente costituita da Veneto e FVG ma, dopo una incoraggiante fase iniziale delle attività con il Ministero, tutto sembra  essere ancora molto incerto.

 

Anche il recente cambio al vertice di Autovie Venete non consente ancora di far intravedere con chiarezza quale sia la strategia della Regione che, in ogni caso, dovrà evitare di farsi travolgere dal marasma che ha colpito l'intero settore autostradale italiano.

 

Confidiamo possa presto giungere con sufficiente chiarezza e trasparenza un messaggio chiaro circa gli intenti che si intendono perseguire .

Nel frattempo, incrociando le dita per il futuro, rimane la soddisfazione di poter percorrere la tratta Palmanova-Latisana ormai quasi interamente a 3 corsie.  

 

 

 

Luglio 20, 2020

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