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Violino blocca il reimpianto di nuovi vigneti!

Le normative comunitarie che disciplinano il settore vitivinicolo stabiliscono il divieto d’incremento degli impianti di viti per la produzione di vino, prevedendo però la possibilità del reimpianto.
In Italia, il compito di controllo e di gestione delle autorizzazioni è affidato alle singole Regioni, responsabili del proprio “potenziale vitivinicolo regionale”, in collaborazione con una specifica struttura burocratica (Servizio produzioni agricole), uno specifico strumento informatico (SIAGRI) e infine con i CAA (Centri Assistenza Agricola).
Il SIAGRI è una sorta di catasto delle unità vitate, completo di tutti i dati relativi a superficie, varietà, sesto e anno d’impianto di ciascuna area vitivinicola. Tale schedario era giustificato dal GIS (rilievo aereo fotogrammetrico), ed eventuali possibili discordanze tra dati numerici e i dati aereo fotogrammetrici non costituivano blocco delle potenzialità dell’azienda a produrre vino.
L’azienda che voleva fare un estirpo e costituire un diritto d’impianto si rivolgeva pertanto al suo CAA di riferimento che, in seguito alle procedure necessarie, certificava nello schedario viticolo regionale il nuovo vigneto.
Per arginare l’anarchia gestionale del Sud e far fronte alle costose procedure d’infrazione per mancato rispetto dei vincoli comunitari, il sistema è stato completamente cambiato lo scorso anno, togliendo l’autonomia alle Regioni, ora obbligate a fare riferimento al SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale).
Ciò ha comportato una serie di problemi informatici che rendono difficoltosa, se non impossibile, la gestione del potenziale viticolo delle aziende, poiché il SIAN individua i vigneti solo attraverso i dati che risultano dal GIS (identificazione geografica).
Le eventuali discordanze di superficie tra tali dati e quelli numerici ora bloccano qualsiasi operazione di gestione su quel vigneto. Blocco che può essere tolto solo attraverso una serie di complesse procedure che rallentano il sistema, non dando la possibilità di procedere alle aziende che devono fare degli estirpi o degli impianti entro Luglio 2012.
Un disastro gestionale di un intero comparto produttivo che tra l’altro viene appesantito dai continui rimbalzi di competenze e contrapposizioni tra Servizio produzioni agricole e CAA.
Inoltre, l’assenza di personale qualificato capace di dare veloci risposte alle anomalie che vengono rilevate, non fa altro che ostruire un intero comparto vitivinicolo.
Di fronte a questa situazione molto grave, spicca l’assenza di qualsiasi iniziativa dell’Assessore Violino volta a individuare possibili soluzioni o a coordinare iniziative.
E intanto gli agricoltori titolari di aziende agricole aspettano inutilmente risposte per ottenere l’autorizzazione di espianto e reimpianto di vigneti. Purtroppo non ottengono nessun risconto se non qualche laconica risposta o, peggio ancora, sbalorditi, trovano l’ufficio sguarnito per l’assenza di qualsiasi interlocutore.
Mi chiedo: chi pagherà i danni economici causati da un caso d’intollerabile blocco di una procedura burocratica? E chi quelli agli agricoltori che per causa dell’ingiustificata inerzia di Violino, non potranno procedere al reimpianto dei loro vigneti?
Sicuramente gatta ci cova.
Lo dimostra anche la vicenda del Friulano, sulla quale, avendo Tondo lasciato carta bianca a Violino, quest’ultimo prende anche in giro i rappresentanti del comparto agricolo, dicendo che discuterà delle linee strategiche per la gestione dei fondi sul progetto tipicamente friulano.
Adesso che li ha già mangiati, ne discute le linee strategiche.....

Trieste, 04 febbraio 2012

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