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Nel Pd troppi candidati per le primarie!

Il capogruppo in Consiglio interviene sulle regionali 2013 «Dialogo con Serracchiani difficile. Il mio ruolo? Vedremo»
di Paolo Mosanghini - UDINE

- Nel Partito democratico ci sono troppi candidati che aspirano alla presidenza della Regione- dice il capogruppo in Consiglio Gianfranco Moretton che si ripropone alla guida della coalizione, come vuole la sua corrente che l’ha candidato qualche mese fa.  «Troppi nomi – dice – sono un sintomo di debolezza e non di ricchezza».
Moretton, da sempre oppositore della segretaria regionale Debora Serracchiani, chiede le primarie, ricorda la contrapposizione continua tra la segreteria regionale e il gruppo consiliare e spiega perché, secondo lui, l’errata politica economica della Regione porta le aziende a delocalizzare.

I partiti si preparano alle elezioni regionali del 2013, ma il Pd del Friuli Venezia Giulia conferma le difficoltà interne. Primarie che dividono?
«Le primarie sono previste dallo statuto. Possono non svolgersi solo a fronte di un’intesa unitaria nel Pd».

Il segretario friulano Lerussi propone le primarie anche per le liste dei candidati al Parlamento. È d’accordo?
«Le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento ci saranno se rimarrà l’attuale sistema elettorale. È stato lo stesso Pier Luigi Bersani a dirlo in occasione del comizio di Gorizia di qualche settimana fa».

Lei si candiderà a formare la rosa dalla quale sarà scelto il candidato?
«La mia componente più stretta ha proposto all’incontro di dicembre scorso di Villa Manin la mia candidatura a presidente della Regione. E siamo ancora fermi qui».

Però nel partito si chiede il ricambio. Lei dopo quattro legislature cosa pensa di fare?
«La mia disponibilità e il mio servizio per il Pd ci sono sempre stati e continuo a rinnovarli. Riguardo al ruolo, sarà da decidere».

Ci sono altri candidati in corsa: Honsell, Bolzonello, Serracchiani, Mauro Travanut.
«In previsione delle primarie mi sembra ci siano già troppi candidati, e come da esperienza recente, più che un valore, questo rappresenta un segnale di debolezza che mette a rischio il risultato. Pertanto credo si renda necessaria una valutazione a priori sul potenziale dei singoli candidati».


C’è sempre contrapposizione tra la segretaria regionale e il gruppo consiliare?
«Il rapporto diventa difficile quando a una dialettica democratica si tende a privilegiare una direttiva univoca-direzionale che nulla ha a che fare con il confronto democratico. Bisogna dire che le cose migliorano quando si sceglie la razionalità degli obiettivi e il risultato che si vuole raggiungere».

Dopo quattro anni all’opposizione qual è il giudizio del governo di centro-destra?
«Il bilancio è assolutamente negativo. Ho sempre sostenuto e indicato il governo di Renzo Tondo come il governo delle parole e non dei fatti. E alla fine il risultato mi dà ragione. La giunta Tondo sarà ricordata per la sua assenza in un momento così difficile per la vita economica, sociale e culturale della Regione e dell’intero Paese, in cui non si è mai saputo percepire concretamente le azioni politiche e amministrative indispensabili per tutelare l’economia e il disagio dei cittadini. Si è trattato di fatto di un governo ombra, che, come si sa, propone ma non realizza niente».

Tondo riuscirà a fare le riforme?
«È del tutto improbabile, per non dire impossibile, che Tondo riesca a concludere qualcosa di significativo prima della fine del suo mandato. Basta vedere le carenze di questo governo regionale in materia economica».


In questi giorni si discute molto sulla delocalizzazione del gruppo Danieli di Buttrio in Serbia. La Regione che cosa può fare per evitare che ciò accada?
«Ritengo che la Regione dovrebbe con urgenza incontrare il gruppo Danieli per capire se la volontà di delocalizzare sia in qualche modo determinata da un’assenza di tutela e garanzia da parte della Regione. E poi attuare delle politiche affinché questo gruppo possa continuare a cresce e ad agire nella nostra Regione. Sarebbe molto grave se questo passo non fosse già stato fatto, poiché non si rende comprensibile come Tondo possa valutare in modo positivo la prossima e annunciata delocalizzazione di un gruppo che conferisce prestigio alla nostra Regione, di cui porta il nome in tutto il mondo. Detto questo, vorrei sperare che possano esserci ancora possibilità di trattativa».


Troppa burocrazia, costi dell’energia, una Regione autonoma cosa può fare?
«Arriviamo troppo tardi, sia per la difficoltà di sburocratizzazione, che di snellimento dei vari lacci e laccetti che condizionano le nostre imprese. Le quali, al contrario, trovano disponibilità oltre confine. E questo anche per quanto riguarda i temi energetici. Credo che fino a quando non riusciremo ad agire concretamente in questa direzione, ogni partita è a rischio. Ecco perché ritengo che il Friuli Venezia Giulia nella sua autonomia e specialità potrebbe per prima avviare una politica nuova in questa direzione, magari partendo proprio da una azione e da un dialogo diretto con la Danieli».

Trieste, 13 Aprile 2012

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