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Sanità condivisa per il bene dei cittadini!

La proposta di riforma della sanità che Tondo intende presentare parte col piede sbagliato, sia per la forma che la sostanza.
Infatti, è strano che i Consiglieri regionali apprendano dalla stampa l’esistenza di un progetto di riforma che altresì è stato inviato, oltre che a vari dirigenti del comparto, anche a molti altri portatori d’interesse.
Evidentemente a Tondo non interessa il parere del Consiglio regionale, ritenuto residuale non solo sul piano politico, ma anche su quello legislativo.
Nel merito della proposta di riforma sanitaria, vorremmo capire quale sia il ritorno della nuova organizzazione sanitaria delineata da Tondo, sia sul piano del risparmio di spesa, che su quello dell’efficienza .
L’idea di realizzare un'unica azienda sanitaria territoriale è stata a suo tempo soppesata in termini di risparmio economico–finanziario dalla Bocconi di Milano, che ha calcolato un risparmio limitato di circa 8 milioni di euro, in un contesto complessivo di 2 miliardi e 400 milioni di euro di fabbisogno dell’intero comparto.
Poca cosa rispetto a ciò che sarebbe necessario per rendere sostenibile l’organizzazione sociosanitaria nei prossimi anni, provata delle minori entrate della Regione causa la crisi economica.
Nel merito della proposta di legge si intravede inoltre la volontà di trasferire alle altre province della Regione la nuova pianificazione sanitaria prevista per la provincia di Pordenone a titolo di sperimentazione, che però, a distanza di circa due anni, non ha prodotto gli effetti sperati, anzi, ha evidenziato forti criticità sul piano dell’organizzazione e sulla prevenzione per il territorio, in quanto sono stati trasferiti gli ospedali di rete sotto la competenza dell’ ospedale di riferimento.
Ma ora, nonostante i risultati non positivi sotto gli occhi di tutti, Tondo vuole trasferire al resto del territorio regionale ciò che non ha funzionato a Pordenone, coinvolgendo anche gli ospedali di riferimento di Udine e Trieste.
Ne consegue che la politica sanitaria che ha determinato l’equilibrio tra azienda territoriale e quella ospedaliera verrà così scardinata, causando l’accentramento negli ospedali di riferimento di nuova utenza proveniente dagli ospedali di rete, rendendo difficile, se non caotica, la gestione negli ospedali di riferimento.
La volontà di Tondo poi di dimezzare i Distretti sanitari senza che le Autonomie locali abbiano modificato gli attuali assetti degli Ambiti socioassistenziali genererà un depotenziamento delle politiche sociosanitarie a scapito dei cittadini.
Noi pensiamo che una riforma della sanità possa produrre effetti positivi solo attraverso un confronto leale e serrato tale da generare una riforma largamente condivisa.
La proposta del Gruppo PD intende riconsiderare la necessità di prevedere un organo di pianificazione intermedio che garantisca la mediazione fra il territorio e la struttura ospedaliera di riferimento da un lato, e un sistema di ottimizzazione dei centri di spesa per conseguire risparmi di scala oggi inesistenti.
Il numero delle aziende territoriali, le strutture ospedaliere di rete e quelle di riferimento debbono essere così oggetto di una valutazione aprioristica che garantisca un livello di organizzazione sanitaria efficace e  capace di affondare le nuove esigenze.
Il Gruppo PD, inoltre, non potrà accettare una riforma calata dall’alto e che non abbia processi di coinvolgimento istituzionale molto ampi per la ricerca di soluzioni coese che innanzitutto rendano protagonista il Consiglio regionale.  Fare diversamente, come non positivamente ha iniziato Tondo, significherà creare il muro contro muro!

Trieste 19 Aprile 2012

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