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La Sanità immobile di Tondo!

Verso la fine della legislatura è d’obbligo ricordare e commentare ciò che il Presidente della Regione Renzo Tondo ha fatto nel comparto delle politiche sanitarie. 
Se confrontiamo il Piano Sanitario Regionale e le diverse indicazioni della Giunta regionale, possiamo costatare che è stato raggiunto un solo obiettivo, tra l’altro non dichiarato, ovvero la diminuzione del personale. 
Per il resto nulla è accaduto! 
Solo per fare alcuni esempi: la rete delle cure palliative è ferma nonostante una legge regionale; non è stato applicato il contratto nazionale dei medici di medicina generale; i tempi di attesa sono aumentati; i reparti di medicina scoppiano; il personale accumula ferie e ore straordinarie; l’accreditamento ha complicato le norme e si è in presenza di ritardi gravi; nessuno dei tanti piani promessi (emergenza, materno infantile, disabilità) è mai uscito; la riclassificazione delle case di riposo non è mai decollata. 
Risultato fallimentare su tutti i fronti, che non ha raggiunto nessun obiettivo dichiarato e più volte promesso.
E ora, a fine legislatura, Tondo affronta il tema della riforma sanitaria, affermando che la sua riforma dell’azienda unica avrebbe fatto risparmiare duecento milioni di euro, ma tutti, lui compreso, sanno che è una cifra falsa e che le azioni vere sono da fare sono altre. 
Di fatto Tondo ha chiuso l’Agenzia regionale della Sanità, raddoppiando il costo dell’Area welfare di Palmanova che svolge le stesse funzioni, tutte con consulenze esterne.
Oggi più che mai è indispensabile, anche sulla base delle indicazioni della spending review nazionale, ridurre i posti letto degli ospedali, mantenedo però molta attenzione, con tagli mirati e non alla cieca. 
Alcune specializzazioni possono stare tranquillamente senza posti letto ed essere inserite dentro i dipartimenti. 
I tagli non si possono più rimandare vista la situazione economica. 
La stima dello studio Bocconi parlava, nel 2007, di un risparmio di circa 160 milioni a regime, di conseguenza va fatta un’attenta valutazione di tutti i programmi d’investimento edilizi e strutturali per concentrarli sulle realtà e le funzioni che s’intendono mantenere. 
Va creata una logistica di area vasta per gli ospedali al fine di rendere la gestione più efficiente. 
La riforma istituzionale deve portare alle aziende di area vasta, ed è necessario un forte governo regionale della regia della rete ospedaliera, che su molti costi rischia di andare totalmente fuori controllo (si pensi ai farmaci oncologici) e per monitorare qualità ed efficienza: una sorta di cabina di regia sugli ospedali.
La diagnosi è che non c'è stato governo regionale, né politico, né tecnico, e che il sistema è fermo da tre anni. 
C'erano i tempi e i modi per fare le riforme importanti, partendo dalla revisione della rete ospedaliera. 
A ciò il governo regionale ha preferito i tagli lineari del personale, mettendo in difficoltà tutti, dai distretti alle terapie intensive, ma soprattutto i cittadini. 
La sanità ha chiuso con dieci milioni di avanzo lo scorso anno e va verso i tredici di avanzo nel 2012. 
Se tutto funzionasse al meglio, sarebbe una bella notizia, ma con tutte le sofferenze del sistema sanitario regionale è solo un segno di cattiva amministrazione. Non si è nemmeno riusciti a spendere i fondi stanziati. 
Se si pensa che questo è accaduto anche nel campo dell'edilizia sanitaria, dove nessun investimento importante è partito, si può dire che anche l'economia delle imprese ne risulta danneggiata. 
Ci sono poi i clamorosi avanti e indietro: ad esempio, un volta per "truccare" i conti si toglieva dal bilancio della sanità la spesa dell'INSIEL, e si passava la competenza alla Direzione delle Autonomie Locali; adesso che si scopre che il sistema non può funzionare, si ritorna indietro. 
Si dichiara ogni mese da tre anni che si chiude questo o quel reparto ospedaliero, ma non si chiude concretaente nulla. 
Si dice che l'azienda unica è l'unica soluzione, e poi si fa marcia indietro. 
E ancora, si dice che dal 1° luglio si commissariano le aziende, e poi ci si rende conto che è una follia. 
Si dice che si ha la spesa sotto controllo, ma come testimonia il sole 24 ore, siamo tra le Regioni che sono cresciute di più. 
Infine, Tondo ci propina un’ipotesi di riforma sanitaria che non affronta alcun tema specifico, tantomeno quello degli ospedali, e che si limita solo a promettere che il suo contenuto, privo di elementi di vera riforma, sarà applicato in parte dal 2014 e dal 2015 per le funzioni dei dimezzati distretti sanitari (da venti a dieci). 
Una vera presa in giro!

Trieste, 12 agosto 2012

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