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UNA RIFORMA PASTICCIATA!

Non si comprende affatto quale sia la strategia riformistica che la Regione intende proporre per un nuovo sistema di governo delle autonomie locali. Il disegno di legge del governo regionale sembra più un tentativo maldestro di riforma che un provvedimento logico, organico e razionale di prospettiva per un assetto che sappia coniugare le minori risorse finanziarie con le maggiori esigenze di servizi adeguati dei cittadini. 
Infatti il percorso di riorganizzazione proposto, parte dalla volontà di cancellare le province utilizzando lo strumento della legge voto che, com'è noto, avrà un iter parlamentare molto lungo e alquanto farraginoso perché la modifica di una norma Costituzionale richiede almeno uno/due anni per l'approvazione definitiva. 
Inoltre, la maggioranza o almeno una sua parte, prevede in contraddizione con la predetta legge voto, il mantenimento delle province i cui organi non saranno più eletti dai cittadini ma dai Sindaci dei Comuni. Quindi la Provincia rimane Provincia salvo diventare organismo di secondo grado in quanto non più eletto dal popolo mentre tutto il resto rimane inalterato (stesse funzioni, stesso personale, stesse spese di funzionamento). 
Quindi nessuna riduzione di spesa bensì mantenimento dello status quo! Gia questo fatto pone una serie d'interrogativi sulla inopportunità di un'azione di questo genere che da un lato non porta ad alcun beneficio finanziario e dall'altro non definisce una riorganizzazione innovativa. 
Anzi sembra più una volontà politica di conservazione dell'esistente promettendo  di cancellare le province in un prossimo futuro non ben definito. 
Quel che getta ancor più scetticismo sulla operazione del Governo regionale é l'assoluta mancanza di un disegno organico che delinei una riforma organica dei Comuni con a monte dei soggetti giuridici che definiscano aree vaste corrispondenti, ma solo ad esempio, a zone socio economiche omogenee a cui attribuire sistemi di governo a supporto delle amministrazioni locali. 
Questo sarebbe il modo migliore per delimitare le aree d'influenza dei Comuni razionalizzandone la gestione dei servizi pubblici dando loro maggiore efficienza. Fare diversamente senza definire chi fa che cosa come nel caso dell'iniziativa politica della Regione non porta alcun risultato positivo. 
Anzi il mantenimento dell'attuale assetto delle province e per di più con l'intenzione, così come é stata espressa dall'assessore delle autonomie locali, di trasferire le competenze delle province alla Regione, significa ritornare indietro di trent'anni rispolverando la politica dell'accentramento e abbandonando quella del decentramento che vuole una Regione snella che svolge esclusivamente funzioni d'indirizzo e legislative. 
Quindi se la riforma del Governo regionale, approvata dalla commissione consiliare, dovesse trovare l'assenso anche dall'aula del Consiglio regionale, é certo che il governo del territorio farebbe un passo indietro con il risultato di penalizzare le aspettative dei cittadini amministrati. 
Non bisogna inoltre, trascurare l'ipotesi che una riforma di questo tipo che mantiene le province e sottrae il diritto di voto ai cittadini dandolo ai sindaci, potrebbe avere elementi di dubbia Costituzionalità e in sede nazionale potrebbe essere impugnata di fronte alla Corte Costituzionale. 
Farebbe meglio il Governo regionale se ponderasse un diverso disegno politico, soprattutto rispettoso della Costituzione Italiana.

 

Addì, 17 gennaio 2014

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