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GUAI TRADIRE LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI

Ce la farà, Renzi? Tra problemi e opportunità, una bella lotta. Da un lato, i problemi, fotografati in modo efficace dall’Economist: “esordio sfilacciato, il nuovo primo ministro d’Italia si dilunga nelle promesse ma scarseggia nei dettagli sulle riforme che intende fare”. Renzi ha promesso una riforma al mese fino a giugno – su legge elettorale, lavoro, burocrazia, tasse – oltre a forti investimenti nell’edilizia scolastica e il saldo di tutti i debiti dello Stato con le imprese, ma non ha detto come farà questi interventi e dove troverà le risorse necessarie. Dall’altro, le opportunità: la fiducia delle imprese, le attese dei mercati finanziari internazionali, la speranza della gran parte degli italiani. Quali dei due piatti, della bilancia di Renzi, pesa maggiormente? Vale più la tendenza dei giornali a randellare o quella del cittadino comune a dargli il tempo necessario a dimostrare di che pasta è fatto? Di Renzi non sfuggono i difetti dell’uomo (bullismo, eccesso di semplificazione, convinzione che la politica sia solo comunicazione) e del suo esecutivo (inesperienza e incompetenza dovute a “nuovismo” fine a se stesso) ma, ciò nonostante, é opportuno svolgere una funzione di “supporto critico” anziché semplicemente di critica. Nella convinzione che il Paese non si possa permettere l’ennesimo passo falso e che sarebbe una tragedia se venisse mortificata quell'attesa, carica di forti aspettative, che gli imprenditori hanno nei confronti di Renzi e del suo tentativo di rimettere in piedi l’Italia. Quella che gli hanno dimostrato di avere gli industriali veneti che nei giorni scorsi lo hanno accolto a Treviso.

Si registrano notevoli aspettative anche da parte degli investitori internazionali. Lo spread non è mai la spia della congiuntura politica interna, tuttavia i livelli delle ultime settimane riflettono la buona predisposizione che i mercati hanno verso il “rischio Italia”. In giro c’è grande liquidità, perché i grandi investitori istituzionali vedono nella decisione della Federal Reserve di ridurre gradualmente gli stimoli monetari un buon motivo per disinvestire dai mercati emergenti e spostarsi su asset ad alto rendimento come azioni e bond dei Paesi dell’area euro. È in atto, insomma, una consistente rotazione di portafoglio che alimenta il calo dello spread, e rende l'Italia interessante sotto molti punti di vista.

Guai, dunque, se non ci fosse la capacità di cogliere e valorizzare segnali così positivi. Il Paese ha bisogno di rialzarsi e riprendere prima a camminare e poi a correre, e a torto o ragione ha la sensazione che Renzi possa essere l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. È possibile, in qualche misura anche probabile, che il “giovanotto” e il suo “quasi monocolore” non riescano nell’intento, ma guai a mortificare questo sentimento così diffuso, per molti versi utile, specie in economia, a prescindere.

Certo, la partenza un po’ pasticciata e qualche tono ora sopra le righe ora da campagna elettorale, potrebbero indurre a cattivi pensieri. Per esempio, il balletto di dichiarazioni sulla tassazione dei Bot e sulle rendite provenienti da investimenti finanziari, è l’esempio di cosa non bisogna fare. Tuttavia, è troppo diffuso il desiderio che Renzi ce la faccia, e così netta la consapevolezza – giusta o sbagliata che sia – che possa trattarsi di “ultima spiaggia”, perché le incertezze e le contraddizioni iniziali possano aver già intaccato la fiducia preventiva. Ma questo non deve indurre a credere che il patrimonio di aspettative positive di cui Renzi dispone non abbia una data di scadenza. Ce l’ha, e anche piuttosto ravvicinata. Così come sarebbe un errore fatale pensare che prescinda dal merito delle risposte. In altre parole: se Renzi si farà prendere dalla tentazione di dare risposte demagogiche, di infiocchettare qualche bel “pacco mediatico”, sarà pesantemente punito. Se, al contrario, darà dimostrazione di affrontare i nodi del Paese avendo la capacità di selezionarli secondo un ordine di priorità, allora fiducia chiamerà fiducia e s’innescherà una dinamica virtuosa. Se, ad esempio, troverà da interventi sul patrimonio pubblico risorse per fare investimenti in conto capitale, allora metterà in moto ricadute positive sia per l’economia reale che per la finanza pubblica. Allo stesso modo, sul fronte delle riforme istituzionali, ci sono obiettivi ambiziosi e metodi corretti di realizzarli che fanno crescere il consenso, e chiacchiere o azioni maldestre che lo fanno perdere con ancora maggiore facilità. Renzi vuole “fare bene” e nello stesso tempo “stupire”? Faccia sua l’idea di una Assemblea Costituente per dare organicità e solennità alla “grande riforma” e vedrà che unirà qualità della proposta e forza d’impatto mediatica.

 

Addì, 01 marzo 20

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