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Renzi, batti un colpo o sono guai !

I temi su cui Renzi deve assumersi la responsabilità di dare risposte chiare, dopo vent’anni di bipolarismo armato, sono stanchi morti. 
Possiamo metterci d’accordo per un bel disarmo bilaterale? Tu smetti di fare l’inutile e populista giro delle scuole d’Italia, e voi, suoi avversari e critici, smettete di rompere le scatole con provocazioni e diatribe altrettanto inutili. 
Anche perché l’ascesa di Renzi a palazzo Chigi coincide con un paio di passaggi cruciali che ben presto si riveleranno storici: il redde rationem dentro l’Euroclub sulla politica economica e monetaria da tenere per imboccare definitivamente la strada della ripresa; il caso Ucraina. Due temi apparentemente diversi ma in realtà molto più sovrapposti di quanto non si creda. 
Non fosse altro per la posizione di Obama: contro la linea tedesca che impedisce alla Bce di usare la leva monetaria come la Federal Reserve e contro Putin, e quindi contro la Germania che verso la Russia e il suo gas ha un occhio di riguardo.

Prima questione: la decisione della Commissione europea di metterci tra i “sorvegliati speciali” è un commissariamento vero e proprio e quindi rappresenta un atto di ostilità nei confronti di Renzi e del suo governo, oppure è in realtà un favore fatto al nuovo presidente del Consiglio, cui viene data l’opportunità di opporre alle ritrosie nazionali verso il risanamento e le riforme strutturali il diktat europeo cui non ci si può sottrarre? 
Seconda questione: che relazione c’è tra questa uscita e la vicenda russo-ucraina, su cui l’Europa ha mostrato con evidenza palmare una spaccatura tra la linea “filo Putin” della Merkel e quella opposta in sintonia con Obama? 
Terza questione: perché Renzi, la cui ascesa a palazzo Chigi al posto di Letta è stata apertamente sponsorizzata dagli americani nella speranza di costruire una diga nei confronti della politica estera ed economica della Germania, di fronte allo scontro Putin-Obama si è schierato, pur prudentemente, dalla parte dei tedeschi? Solo per tutelare gli interessi italiani nell’approvvigionamento del gas, o c’è dell’altro? 
Quarta questione: come mai mentre Renzi, porta il Pd dentro il Pse, sposando dunque la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione Ue, invece Romano Prodi benedice pubblicamente il liberaldemocratico Guy Verhofstadt?

Si tratta di quesiti che possono sembrare disgiunti l’uno dall’altro, ma che in realtà sono una sola questione, che investe pienamente la tenuta dei vecchi equilibri geopolitici e geoeconomici venutisi a delineare dal 1989 in poi, quelli post caduta del muro di Berlino. 
Domande a cui è complicato dare una risposta secca. Per esempio, è difficile negare che quello del solito Olli Rehn e soci sia stato un intervento a gamba tesa, visto che il debito al 133% del pil è dato noto così come il nostro deficit di competitività. Senza contare che il surplus commerciale della Germania è cosa non meno grave dei nostri squilibri. Ma nello stesso tempo, è vero che le nuove regole di governance dell’Eurogruppo prevedono che Bruxelles possa dettare le misure da prendere se un paese da solo non lo fa, ed è palese che i nostri compiti a casa non li abbiamo fatti. 
Inoltre, fin qui non siamo stati capaci di imporre una linea alternativa a quella tedesca. Tuttavia, queste considerazioni non aiutano a sciogliere il dubbio: era un brutto fallo intenzionale, o un finto intervento cattivo che Renzi può usare come scudo? Il fatto è che per rispondere a questo dilemma bisognerebbe rispondere all’altra domanda: su Ucraina e Crimea, Renzi ha dovuto tener conto della nostra forte dipendenza da Mosca in campo energetico ma il suo cuore batte comunque per Obama, oppure ha scelto di stare deliberatamente con la Merkel? E intorno a lui, uomini dalle relazioni ben più consolidate e ramificate, che partita giocano? Padoan, l’unico ministro che non fa parte del “monocolore Renzi” che a sua volta è certo più vicino agli americani che ai tedeschi, che gioco gioca? E Prodi, come mai imbocca una strada opposta nelle sponsorship in vista delle prossime elezioni europee?

Ora bisogna che Renzi smetta di fare il leader politico che gira l’Italia come se fosse in campagna elettorale e indossi l’abito del presidente del Consiglio di un paese consapevole di tre cose fondamentali che convergono in un unico punto:

a. che l’Italia deve fare le riforme che finora ha evitato, e farle con un approccio davvero rivoluzionario;

b. che l’Europa così com’è non regge ed espone l’euro al pericolo di disintegrarsi;

c. che il mondo rischia di tornare alla contrapposizione Est-Ovest di un tempo, e noi torniamo ad essere terra di frontiera.

Matteo, batti un colpo o sono guai.

 

Addì, 08 marzo 2014

 

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