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Sanità: riforma tardiva e confusa!

Con la centrale unica di pronto soccorso 118 il risparmio sarà pressoché irrisorio (circa duecento mila euro), e, di conseguenza, non inciderà sul sistema finanziario regionale della sanità. 
Non é certo questo il modo di considerare la riforma. Per dare un vero futuro al sistema garantendone la sostenibilità economica, bisogna realizzare una riforma strutturale che permetta di ridurre i costi per più di cento milioni di euro l'anno. 
E, per concretizzarla, bisogna chiudere o riconvertire ospedali e ridurre il personale del servizio sanitario regionale di almeno mille unità. 
È vero che la riforma deve essere fatta per migliorare il servizio, ma la verità è che innanzitutto bisogna ridurre i costi in quanto, diversamente, il sistema non è più nelle condizioni di reggere. 
Quindi, si rende necessario capire qual é il disegno complessivo della Regione che, allo stato attuale, non si conosce e non si potrà valutare fino a quando non ci sarà una nuova programmazione che faccia comprendere con chiarezza dove andranno i pazienti che non potranno più fruire delle strutture ospedaliere che saranno riconvertite. 
Perciò, non é tanto e solo il problema che il paziente sappia dove rivolgersi nell'ambito dei servizi sanitari, bensì che ci sia un disegno chiaro sul livello complessivo delle prestazioni sanitarie. 
Non è possibile ritenere che la riforma sia già in atto perché si stanno facendo interventi minimali non inseriti in un progetto complessivo. 
Di fatto non può esserci alcuna riforma senza che ci sia un sistema ben strutturato. E, allo stato attuale, sembra non esserci nulla che dia assicurazione in tal senso. 
Sarà inoltre interessante verificare se é proprio vero che non c'é nessun rischio finanziario per la tenuta della sanità regionale.
È certo che non ci vorrà molto tempo per verificare se le preoccupazioni sulla copertura finanziaria del comparto sono reali o meno. 
I fatti conosciuti, fino a oggi, dicono che per quest'anno si procede a un taglio di cento e trenta milioni di euro (tagli prevalentemente lineari) senza considerare possibili “buchi” delle diverse aziende che presto potrebbero emergere. 
Quindi si profila una situazione che desta non poche preoccupazioni nonostante le ripetute dichiarazioni della Regione che é in atto una vera e propria rivoluzione sanitaria del Friuli Venezia Giulia. 
In realtà, però, dopo un anno di governo, non si é ancora letta alcuna linea strategica della Regione con la quale si indichino le vere intenzioni, bensì solo una generica road map che indica la promessa della presentazione di, al momento, sconosciute linee guida alle quali seguirà una proposta di legge giuntale. 
Ma, intanto, il tempo scorre inesorabile senza che l'attuale sistema sanitario abbia avuto la ben minima riforma per uniformarlo a indispensabili nuove esigenze organizzative che assicurino efficienza nonostante le sicure minori disponibilità finanziarie. 
Invece, nonostante questa riconosciuta emergenza sanitaria, la Regione non ha fretta, privilegiando la realizzazione di altri libri verdi da discutere con i vari portatori d'interesse per poi arrivare alla formulazione di una proposta di riforma vera e propria che avrà i tempi biblici prima della sua approvazione, facilmente immaginabili. 
Continuando di questo passo le preoccupazioni, non solo per gli aspetti finanziari, per la tenuta del comparto sanitario, sono più che mai giustificate!

 

Addì, 19 marzo 2014

 

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