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RENZI FACCIA SUL SERIO

Non c’è solo il “Renzusconi”, fatto di accordi segreti tra il giovane presidente del Consiglio e l’anziano ex inquilino di palazzo Chigi. C’è – o ci potrebbe essere – una somiglianza tra Renzi e Berlusconi in negativo. Ma a leggere Ernesto Galli della Loggia, c’è anche un’Italia divisa in due su Renzi così come su Berlusconi, seppure per motivi e con confini diversi. Insomma, secondo questa lettura delle cose, si e' condannati per sempre al bipolarismo basato sulla divaricazione dei giudizi intorno ad una persona, e poco importa che si chiami Berlusconi o Renzi, un po’ perché i due in fondo si assomigliano più di quanto non si creda.

Ora, Galli della Loggia dice il vero quando afferma che la consolidata rappresentazione della nostra realtà sociale, divisa tra Destra e Sinistra, è sempre stata un bluff. E dice la verità pure quando sostiene che per descrivere la società occorre, invece, usare le categorie dei “protetti” e dei “non protetti”.
Ma è il passaggio successivo che non convince. Perché secondo il professore editorialista del Corriere della Sera, oggi l’Italia sarebbe politicamente divisa tra renziani e anti-renziani così come ieri lo era tra berlusconiani e anti-berlusconiani.
Invece, al contrario, la stragrande maggioranza degli italiani guarda con simpatia all’annunciata “rivoluzione” di Renzi. Tanto da non aver dato peso al fatto che egli abbia messo in campo un “governo Erasmus” (nel senso che molti ministri stanno facendo scuola in terra sconosciuta) e da perdonargli pose, gestualità e linguaggi un po’ guasconi, quando non addirittura applaudirlo per la sua irriverenza.
E anche chi dubita o gli è decisamente avverso, coltiva la speranza che ce la faccia, perché altrimenti “chissà dove andremmo a finire”. Galli della Loggia dice però: contro di lui c’è l’Italia dei protetti, gente che teme che la rivoluzione la faccia sul serio e metta in mora privilegi e posizioni consolidate.
Può darsi che qualcuno si sia spaventato, ma finora tra Irpef ridotta, Irap comunque un po’ scalfita e annunci che le pensioni non si toccano, è proprio il grande popolo dei più tutelati (lavoratori dipendenti, pensionati, imprenditori) a essere il beneficiario della sua manovra, di contro ai non e ai meno tutelati (disoccupati, lavoratori autonomi).

Semmai, il vero tema è: l’esordio di Renzi conforta o riduce questa diffusa speranza che lui ce la faccia? Qui sì che l’Italia comincia dividersi, e non sulla base degli interessi ma della rappresentazione mediatica che viene data all’azione del governo.
Quanto effetto annuncio c’è nella manovra che è stata presentata ma non si è per nulla tradotta in provvedimenti di legge? Quei 20 miliardi di cui si parla molto nel merito, esistono o sono solo una rappresentazione virtuale di ciò che si vorrebbe fare?
Gran parte di quelle risorse dovrebbero essere reperiti da un allentamento dei vincoli europei: siamo sicuri che i nostri interlocutori, a cominciare da Merkel e Barroso, abbiamo detto “prego, fate pure”?
E se hanno detto invece “non se ne parla nemmeno”, c'e' la forza, coraggio e capacità per mandarli a quel Paese?
Perché è stato raccontato agli italiani che il tema è se possiamo concederci di attestarci al 3% del deficit-pil, essendo ora (forse) al 2,6%, e con ciò recuperare 5-6 miliardi, quando è scritto che dobbiamo rispettare il fiscal compact e che per farlo bisogna trovare 50 miliardi o tagliando le spese o aumentando le tasse?
La verità è che anche Renzi, come Berlusconi, ama annunciare ciò che si presume la gran parte degli elettori ami sentirsi raccontare, senza troppo badare e all’attuabilità di quei provvedimenti e alla loro effettiva utilità mentre scarsa attenzione viene data a ciò che non tocca le corde dell’emotività ma sarebbe invece attuabile e utile. Già, proprio questa rischia di essere la vera somiglianza tra Renzi e Berlusconi.
Ma l’attuale presidente del Consiglio deve sapere che proprio perché un imbonitore c’è già stato e del suo passaggio si sono pagate le conseguenze, tanto gli italiani quanto gli interlocutori stranieri non daranno più credito, o comunque non a lungo, a chi dovesse assomigliargli.

Per questo, il coraggio e la velocità Renzi li deve mettere al servizio di un grande progetto di trasformazione del Paese, con un piano serio e di medio termine, basato su riforme strutturali e non su demagogici provvedimenti tipo il taglio delle auto blu o il blocco degli stipendi ai manager pubblici (che parlano alla pancia dell’Italia provata dalla crisi ma diffondono il pernicioso principio del “mal comune mezzo gaudio”).
Un progetto che, sul fronte economico, metta in moto un gigantesco processo di valorizzazione del patrimonio pubblico e su quello istituzionale aggiri le resistenze parlamentari convocando un’Assemblea Costituente. Queste sì che sarebbero iniziative davvero rivoluzionarie che renderebbero la storia di Renzi davvero diversa da quella del (ex) Cavaliere.
Attendiamo fiduciosi.

 


Addì, 22 marzo 2014

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