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LA RIPRESA E' POSSIBILE

Il quadro industriale e occupazionale del nostra regione ha raggiunto tinte molto fosche e, in particolare, la provincia di Pordenone desta la maggiore preoccupazione perché registra i peggiori dati dal dopoguerra a oggi. 
Di fronte alla costante perdita di PIL, alla chiusura di aziende piccole, medie e grandi, alla disoccupazione e inoccupazione dilaganti non si sentono proposte concrete di aiuto alle imprese. La tendenza é quella di convocare tavoli che poi si concludono comunque con chiusure delle aziende. 
Non c'è il minimo spiraglio di una vera politica industriale. Ma cosa stanno facendo le istituzioni? 
É sempre colpa degli imprenditori perché delocalizzano le produzioni? Trovare una soluzione non è semplice, ma la tendenza ai facili proclami e allo scarica barile delle responsabilità su altri é all'ordine del giorno. 
Poco o nulla é cambiato rispetto a un anno fa. I problemi non sono stati nemmeno toccati, la mancanza di credito alle aziende é ancora presente, la pressione fiscale é rimasta inalterata, il costo del lavoro altrettanto. 
Abbiamo ancora aziende che riescono a stare sul mercato per la straordinaria capacità di innovazione e di imprenditorialità, ma non vengono premiate, anzi. 
Insomma ci si trova di fronte a un sistema Paese che deve rapidamente cambiare, ma per davvero, recuperando la ridotta competitività delle sue aziende per non continuare il declino economico a cui stiamo assistendo. 
E, pur conoscendo i punti che i Governi nazionale e regionale devono affrontare, sembra che tutto sia fermo, quasi paralizzato dalla incapacità decisionale di lanciare progetti nuovi sia sul piano della diminuzione dei costi energetici, delle norme sul lavoro, della semplificazione burocratica e, specialmente, sul versante della ripresa della costruzione di varie opere pubbliche, volano fondamentale per smuovere e rilanciare l'economia. 
Purtroppo non accade quasi nulla di quanto sembrerebbe naturale realizzare, preferendo interventi fine a se stessi (gli 80 euro in busta paga) o quanto meno poco incisivi rispetto a un grande disegno di rilancio dello sviluppo economico, sociale e culturale che consentirebbe al Paese Italia di uscire dalla crisi in cui versa. La politica degli annunci (vedi lo sblocco dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione a favore delle imprese) ha creato un primo entusiasmo che ora, senza la realizzazione di quanto promesso, ha generato una sorta di apatia. 
Eppure, negli Stati Uniti ma non solo, si è potuto avviare una politica per la crescita con risultati ragguardevoli sia per il PIL che per l'occupazione ma, forse, le idee erano chiare, come la volontà di realizzarle senza paura di toccare qualche lobby. 
Quindi un piano d'investimenti pubblici per l'Italia con l'utilizzo di denari in conto capitale reperibili con la valorizzazione del grande patrimonio pubblico esistente ma anche con il concorso di quello privato che si renderebbe senz'altro disponibile alla realizzazione di un grande progetto di sviluppo. 
Così potremo iniziare a risalire la china, ridare fiducia al mondo delle imprese e uscire dal tunnel senza prospettiva in cui oggi ci si ritrova. 
C'é bisogno di agire velocemente e con determinatezza consci che, diversamente, distruggeremo totalmente quanto c'è ancora di vivo nel nostro Bel Paese.

 

Addì, 11 maggio 2014

 

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