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ORA BISOGNA AGIRE

 

Compreso e analizzato quanto accaduto nelle urne, ora bisogna capire cosa succederà per effetto del voto. Gli scenari da seguire sono sostanzialmente quattro: le dinamiche dentro il Pd, quelle nel centro-destra, l’azione del Governo, gli assetti europei. Ma il punto di partenza è, ovviamente, Matteo Renzi.
Tutti si stanno domandando se saprà capitalizzare quel 41%, realizzato grazie all’elettorato moderato che, in nome della stabilità, ha scelto Renzi (non il Pd) come scudo contro ogni avventura. Naturalmente la vera risposta a questa domanda la potrà dare solo il tempo, ma è chiaro fin da adesso che tutto dipenderà da come Renzi risponderà alle domande politiche che sono state alla base del flusso di voti dal centro verso di lui.

La prima è la domanda di governo. C’è da dare sostanza alla speranza di ripresa economica che ci ha lasciato in eredità la lunga recessione degli ultimi anni. Chi ha votato Renzi sapeva benissimo che quella degli 80 euro era soprattutto una manovra elettorale e che quel tipo di interventi non fanno certo la differenza.
Ma non aveva alternative e voleva concedere una chance al protagonista di una rottura generazionale che i più considerano decisiva per rimettere in moto il Paese. E ora si aspetta che il Governo metta in campo un piano straordinario, un vero e proprio “piano Marshall”.
È il ritorno alla crescita che va affrontata con un intervento straordinario derivante dall’uso congiunto di patrimonio pubblico e privato. Non solo. Occorre un’idea di politica industriale capace di accogliere la quarta rivoluzione industriale ormai alle porte, che scardinerà il vecchio sistema di produzione industriale per lasciare il passo al sistema dell’innovazione permanente.
Ma questo significa cambiamenti normativi, un’adeguata specializzazione della forza lavoro e buone università collegate con il mondo del lavoro e spesa pubblica diversamente indirizzata. Insomma, nuove politiche che finalmente superino il superato concetto di “Stato e mercato”.

Dal premier Renzi ci si aspetta che cominci a spendere il suo nuovo capitale elettorale per mettere in atto queste rivoluzioni. Cosa che potrà fare solo se sarà capace di andare in Europa come interprete dell’europeismo ragionevole che non tenta di imporre lo sfondamento del tetto del 3% del deficit, ma lo scambia contro un piano di riduzione del debito sotto la soglia del 100%. La necessità di una grande coalizione tra socialisti e popolari per gestire la Ue, mette Renzi in una posizione di forza assolutamente irripetibile. Deve dimostrare di saperla usare.

Tutto dipenderà da come Renzi gestirà il suo partito. Ha l’occasione storica di tagliare definitivamente il cordone ombelicare che lega il Pd al vecchio Pci e spazzar via quel modo di concepire non tanto la sinistra ma il modo di essere di sinistra, che ha sempre tenuto separati i progressisti e i moderati.
Serve un cambiamento e Renzi può produrlo. Gli può mettere i bastoni tra le ruote Berlusconi? La scelta del Cavaliere sarà quella di rinchiudersi in un partitino familiar-personale che sia baluardo dei suoi interessi di sopravvivenza. Ma proprio per questo non romperà il “patto del Nazareno” (di cui va salvato il metodo, non i contenuti specifici di riforma, che non sono quello che serve al Paese). E tanto basta.

Insomma, quel 41% rende Renzi fortissimo ma lo inchioda a dover dimostrare una maturità che fin qui non ha avuto. Il dopo-elezioni è tutto qui.

 

 Addi, 31 maggio 2014

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