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CONSORZI INDUSTRIALI IN PERICOLO

Siamo prossimi ad assistere ad un'altra "rivoluzione" annunciata recentemente dalla maggioranza regionale che presenterà la riforma degli attuali dieci Consorzi Industriali. Anche se le notizie trapelate sono poche, è certo, come ha dichiarato l'assessore competente, che i Consorzi saranno numericamente dimezzati a seguito di accorpamenti degli stessi. 
Ne consegue che muteranno radicalmente le loro attuali collocazioni geografiche eliminando qualsiasi distinguo tra zona montana e di pianura. È evidente che se così fosse, si cancellerebbe la politica di tutela delle aree territoriali più fragili come appunto, quelle montane, generando una forte sperequazione che avvantaggerebbe i Consorzi industriali di pianura per i futuri insediamenti produttivi. 
Sarà anche interessante conoscere i nuovi assetti azionari che ne usciranno dalle future configurazioni giuridiche nonché organizzative delle strutture industriali perché non sarà ininfluente per la loro governance sui diversi e molto ampi territori di competenza. 
Comunque, allo stato attuale, non rimane altro da fare che attendere l'evoluzione del disegno "serracchianiano" che appare nebuloso e non privo di insidie pericolose per la nostra economia. Situazioni difficili che già sussistono in certi Consorzi come, ad esempio, quello dell'Aussa Corno, considerato il più importante della Regione sia per la sua dimensione territoriale, per la sua collocazione logistica e per il suo rilevante collegamento con le infrastrutture viarie, portuali, ferroviarie e aeroportuali. 
Aussa Corno che la Regione ha recentemente Commissariato per difficoltà di bilancio causate dagli acquisti di terreni da parte del Consorzio stesso, da adibirsi a lotti per gli industriali intenzionati a insediati in un prossimo futuro. 
Ma essendo arrivata la crisi economica che non ha consentito nuovi insediamenti produttivi, ciò ha generato una forte difficoltà finanziaria al Consorzio Industriale costretto a presentare bilanci in passivo che, appunto ne hanno determinato il commissariamento. 
Ora, però, dopo aver predisposto un piano finanziario per il risanamento e rilancio del Consorzio, sembra che qualcuno pensi più a cercare capri espiatori per gli "incauti" acquisti dei terreni anziché ritenere conclusa la gestione commissariale e, quindi, ridare al territorio il governo della zona industriale. 
E sì, perché come è risaputo, non sussiste affatto un capro espiatorio, bensì decisioni assunte all'unisono dall'allora consiglio di amministrazione del Consorzio avvallate dalla Regione che ha il controllo degli atti deliberativi. Vedremo se i Comuni, la Provincia e gli altri enti facenti parte del Consorzio Industriale vorranno agire rapidamente perché si ritorni presto alla normalità. 
Diversamente con un solo uomo al comando, il rischio è fare scelte non opportune per il territorio.

 

Addì, 09 luglio 2014

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