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Non è sufficiente snobbare Cernobbio

Non ho mai creduto ai grandi complotti, tantomeno ora che i poteri lungi dall’essere “forti”, come si insiste a definirli, sono debolissimi, anzi drammaticamente frantumati. Non credo esista un gruppo di potere che stia organizzando in Italia chissà quali trame, come farebbero pensare le recenti inchieste giudiziarie (Eni), il brutale regolamento di conti ai piani alti di quel che resta del capitalismo italico e il repentino cambio di umore di alcuni media su Renzi e il suo governo. 
Ma, allontanata l’ombra della dietrologia, rimane necessario analizzare il perché di certi eventi. Inizio dalla notizia dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge vecchi e nuovi amministratori dell’Eni per una fornitura nigeriana. 
Nonostante fosse cosa già nota, il Corriere della Sera giovedì ha sparato la vicenda in prima pagina.Con  tutta evidenza nel mirino dello scoop (si fa per dire) non è l’Eni ma il presidente del Consiglio, accusato di aver agito con leggerezza al momento delle nomine fatte recentemente ai vertici delle più importanti società a partecipazione del Tesoro. Viene spontaneo associare questa scelta sia all’enfasi con cui si è dato conto delle ruvide dichiarazioni della Bce negli ultimi tempi, dalla “minaccia alla sovranità” al “dovete fare una manovra correttiva”, sia al taglio che gli editoriali del giornale del fu “salotto buono” hanno assunto da un po’ di tempo a questa parte, ultimo quello del duo Alesina-Giavazzi in cui si avvisa Renzi che gli sono rimaste poche ore per dimostrare di essere capace di governare, altro che “mille giorni”. 
E' indubbio che il premier deve trovare il coraggio di procedere con vere scelte, scelte difficili, se vuole dare sostanza al cambiamento che per ora e' stato solo sbandierato.  Altra questione: esiste una relazione tra il benservito di Marchionne a Montezemolo,come pure quello di Del Vecchio a Guerra e l’ostentato distacco di Renzi dai cosiddetti “poteri forti”, manifestato platealmente sia attraverso la scelta di non calcare le scene di Cernobbio, sia con il rifiuto di interloquire con Confindustria? No, non c'e' una relazione diretta se non regolamenti di conti personali e l’atteggiamento di Renzi ha solo finalità di comunicazione. 
Si tratta  quindi di eventi slegati che tuttavia manifestano quanto sta succedendo in Italia: il disfacimento del vecchio sistema paese , di ruoli, uomini, prassi, relazioni e abitudini che hanno costituito l’intelaiatura su cui in Italia si è retta l’organizzazione della politica, dell’economia e della stessa società. Si assiste alla “fine di un mondo”, o, se si vuole, alla “fine del mondo”: segnali inequivocabili del fatto che nulla sarà più come prima. Declino o rinascita? Dipende. Per ora, il primo è sicuro, la seconda non si vede. Renzi non è andato a Cernobbio? Ha fatto bene due volte: primo perché è un segnale che va nella direzione del cambiamento, e secondo perché da quel consesso non è mai uscito uno straccio d’idea utile al Paese. Il problema, semmai, è un altro, quale politica industriale intende realizzare Renzi? 
Parliamo di vera politica industriale di  scelte strategiche, coraggiose che devono segnare il passo con la vecchia politica. Non basta buttarsi alle spalle passato e presente, bisogna avere idea di come costruire il futuro. Altrimenti con la sola rottamazione rimangono solo macerie. Renzi vuole rottamare i patti sindacali e i tanti altri strumenti del cosiddetto capitalismo relazionale perché  superati e desueti? 
E' inutile accanirsi contro, bisogna prenderne atto ma, a questo punto, chiedere a Renzi se ha in testa un nuovo sistema di relazioni industriali innovativo perché l'Italia deve avere un sistema, non può esserne priva . 
Lo stesso principio vale per la politica e le istituzioni: bene la parte destruens se contemporaneamente c’è quella costruens, altrimenti si resta sepolti sotto i detriti. Renzi fa bene a non andare a Cernobbio, ma non può cavarsela facendo visita ad una fabbrica. Quello è populismo. Deve, invece, auspicare che la nuova classe dirigente di cui c’è bisogno – e quando dico “nuova” non mi riferisco solo all’anagrafe - costruisca delle Cernobbio capaci di far circolare idee, produrre progetti, selezionare persone. 
C’è bisogno di riprogettare tutto: il sistema politico e istituzionale, le imprese e le loro relazioni, la rappresentanza degli interessi, la magistratura, le dinamiche della vita sociale, la mentalità collettiva. Una sfida immane. Che non può ridursi a regolamento di conti, per quanto sia necessario ed opportuno regolarli.  

 

Addì, 14 settembre 2014

 

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