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Una riforma destabilizzante

Nelle ultime settimane, si discute molto della proposta di riforma della sanità predisposta dal Governo regionale a conduzione Serracchiani. E, come sempre accade quando si affrontano temi delicati come quello socio-sanitario, emergono preoccupazioni per il futuro.
Sin dalla presentazione del disegno di legge, è emerso con chiarezza che ci sono due Ministeri attenti ad evitare la fusione delle aziende sanitarie (policlinico universitario e ospedale) perché non vogliono nessuna promiscuità! Oltretutto, la proposta giuntale non ne prevede unificazione ma solo la sperimentazione che comunque tiene separati i due mondi. Infatti s'intende mettere un commissario che governi , solo per un anno, i due enti con propri singoli obiettivi e prospettive,  sperando che nel frattempo lo Stato modifichi la sua normativa.
Ma è pressoché certo che lo Stato non la modificherà, con il risultato che continuerà a vivere sia l'una che l'altra azienda sanitaria. Una proposta all'insegna dello spot, ad elevato tasso di pericolosità perché priva di vie di uscita da utilizzare qualora la legislazione nazionale non consenta l'unificazione dei due policlinici universitari con l'azienda ospedaliera di riferimento.

La riforma nel concreto non cambia nulla perché non vengono stabilite le modalità delle  presunte trasformazioni. Sfido qualsiasi persona a capire se gli ospedali rimarranno come sono adesso o se qualcuno verra' chiuso. Si parla della loro riconversione, però la Presidente e l'assessore garantiscono che gli ospedali non saranno chiusi. 
Si prevede di diminuire sensibilmente il numero dei posti letto negli ospedali e nel contempo si dovrebbero realizzare servizi territoriali che coinvolgono i medici di base in strutture di aggregazione. Ma mentre la prima operazione di diminuizione é semplicissima, la seconda, invece, richiederà tempi diversi e sicuramente molto lunghi.
C'è quindi il fondato rischio che si determini una sfasatura molto pericolosa tra un'azione e l'altra con disagi fortissimi ai cittadini e danni economici al sistema delle farmacie locali. Non si fa chiarezza sulla rete delle emergenze, del pronto soccorso, dell'elisoccorso limitandosi a rinviare il tutto a un piano che, allo stato attuale, non c'é come non sono nemmeno abbozzate le sue linee perché ovviamente finché non è chiara la funzione della rete ospedaliera non si può certo realizzare alcun piano delle emergenze.

Una riforma di difficile computo dei benefici economico finanziari che dovrebbero invece essere tra gli obiettivi primari vista la situazione del bilancio regionale e i continui tagli sul trasferimento delle risorse da parte del governo romano. Ne consegue che c'è incertezza anche sul costo della riforma e quindi sulla sua sostenibilità considerato che prevede un potenziamento del territorio senza dire se ci saranno nuovi fondi o dove verranno tagliati o trovati.

Una proposta che quanto meno si può definire confusa e priva di obiettivi chiari, comprensibili e misurabili perché privilegia la ricerca spasmodica di innovazione epocale, come fa Serracchiani, in contraddizione sia con il livello nazionale e sia con le scelte locali.
Si vuol far credere questa riforma tutto cambia, ma nella realtà dei fatti nulla cambia se non la destrutturazione dell'attuale sistema socio-sanitario senza una reale e credibile prospettiva. Di tutto ciò il "popolo sovrano" non potrà non tenerne conto come già si intravvede dalla retrocessione negli indici di gradimento della Presidente Serracchiani!

 

Addì, 15 settembre 2014

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