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Il cane che si morde la coda!

Renzi sta giocando una doppia partita ad alto rischio, una politica e un’altra di potere.

Quella politica ha come obiettivo il consolidamento della sua leadership nel Paese. Per farlo, Renzi ha bisogno di confermare e accrescere il consenso popolare e trasformarlo in un gruppo parlamentare di sua fiducia. E se per farlo deve spaccare il Pd, non se ne fa un problema. Il premier vuole le elezioni anticipate a tutti i costi, e per averle è disposto ad andarci senza la legge elettorale e correndo il richio che i dissidenti del Pd rompano e facciano un nuovo partito. Questo spiega il perché della forzatura sull’articolo 18, tema su cui in campagna elettorale per le primarie Renzi aveva detto che non gliene importava un fico secco. Berlusconi avrebbe tutto l’interesse a supportare Renzi perchè votando con la legge riveniente dall’intervento della Consulta ( a base proporzionale anche se con lo sbarramento) ognuno andrebbe per conto suo per poi fare alleanze in parlamento dopo il voto. Così Ncd e Forza Italia tornerebbero ad allearsi elettoralmente per superare gli sbarramenti e poi entrerebbero in maggioranza, tanto più se nel frattempo l’ala sinistra del Pd fosse uscita raccattando quel che rimane di Sel e lista Tsipras.

Renzi avrebbe il controllo assoluto del parlamento, Berlusconi si sentirebbe garantito e rappresentato. Entrambi, insieme, potrebbero affrontare la successione di Napolitano sicuri di poterla pilotare senza correre pericoli. Ma è proprio dal Quirinale che potrebbe arrivare lo stop decisivo a questo disegno: con le sue dimissioni, il Presidente taglierebbe le gambe alle elezioni anticipate e costringerebbe i due del Nazareno a risolvere il rebus della nomina del nuovo inquilino del Quirinale nella palude melmosa di questo parlamento. Userà l’arma nucleare, Napolitano? Difficile dirlo poiché molto dipende dal grado di inevitabilità dello scioglimento delle camere. In altre parole, se Renzi costringerà i suoi nemici dentro il Pd ad alzare il tiro contro di lui, potrà dire di fronte al Paese che le elezioni sono inevitabili e Napolitano dovrà prenderne atto; altrimenti, in un modo o nell’altro le urne gli saranno precluse.

È per questo che Renzi sta ingaggiando un braccio di ferro con i cosiddetti “poteri forti”. Tra questi potrebbe esserci anche Draghi se è vero un pettegolezzo che circola a Roma come in Germania, secondo cui, nella famosa visita che Renzi gli ha fatto questa estate in Umbria, il presidente della Bce abbia evocato la “troika”, descrivendone l’intervento come un aiuto di cui il primo ad avvantaggiarsi sarebbe stato il governo, e che il premier sia andato su tutte le furie, replicando con un “mai e poi mai, dovrete passare sul mio cadavere”. L’episodio aiuta a capire il dipanarsi della trama del film cui stiamo assistendo che si potrebbe titolare “Renzi contro tutti”.

La tesi è lapidaria: oggi per l’Europa la minaccia più grande si chiama Italia, perchè ha una situazione economica talmente insostenibile che se la crescita non dovesse ripartire andrà verso il default per debito eccessivo, con l’uscita dall’eurozona e la fine dell’euro stesso. Da qui la pressione che Draghi ha esercitato, anche per conto della Merkel, su Renzi. Sta di fatto che i “poteri”, magistratura in primis, hanno sentito odor di scontro, e hanno fatto due più due: se la Bce e la Germania vogliono commissariare Renzi o addirittura farlo fuori, sarà bene schierarsi subito dalla parte del probabile vincitore. Reazione che si potrebbe velocemente archiviare come velleitaria, visto che Renzi il consenso ce l’ha e, finora, neppure il duo recessione-deflazione l’ha eroso. Renzi pur non avendo la responsabilità di quel disastro chiamato seconda Repubblica mostra limiti evidenti nell’affrontare i problemi del Paese, o meglio nel tradurre in atti di governo le buone e coraggiose intenzioni che abilmente mette in vetrina. Inoltre, la scelta di affidarsi alle sue indubbie capacità mediatiche per avere un rapporto diretto con i cittadini-elettori fanno sì che scivoli con facilità nel populismo, d’altra parte, anche chi imputa a Renzi di “parlare e non fare” o di essere capace solo di “rottamare e non costruire”, nella stragrande maggioranza dei casi non ha alcuna credibilità, avendo contribuito in modo diretto e significativo al disastro.

Ecco, oggi in Italia è questo “cane che si morde la coda” il problema del potere, politico e non. Uscirne non è facile. Ma il modo sicuro per non riuscirci è far finta che le cose stiano diversamente.

 

 

Addì, 27 settembre 2014

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