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Taluni invocano l'uomo forte

Le ultime vicende europee hanno visto l’Italia perdere 2-0. Di quale partita di parla? Di quella che misura il peso specifico dell’Italia nell’eurosistema. In particolare, i due goal beccati sul terreno del nostro potere decisionale sulle politiche di bilancio e su quello del sistema bancario e gli obblighi che è costretto a contrarre. 
Che il primo sia un goal a tutti gli effetti lo ha certificato un arbitro che vaglia come Jean-Paul Fitoussi: Italia e Francia non hanno affatto rotto gli schemi di gioco di Bruxelles, anzi, si sono fatte imporre i vincoli europei molto più di quanto abbiano raccontato ai propri cittadini. 
Infatti, che la correzione dei conti rispetto al mezzo punto percentuale previsto dall’Europa sia stata dello 0,33 come dice il Tesoro o dello 0,38 come sostiene chi ha rifatto i calcoli, poco cambia: 17 o 12 decimi di punto che sia, non si è certo di fronte come si dice ad una rottura, ma neppure ad una significativa presa di posizione. 
Non si è detto, come pure i francesi: noi facciamo così, poi ne riparliamo. O meglio, questo è stato raccontato in casa di averlo detto, per mostrare muscoli che in realtà non ci sono o che comunque non si usano oltre confine. 
Al contrario, si è negoziato per ridimensionare una forzatura che già era meno importante di quanto non fosse stato fatto immaginare con le solite slide, e che strada facendo è diventata ancor meno significativa. 
Alla fine lo scarto sul deficit programmato è troppo per passare inosservato e poco per determinare un cambio di linea, rispetto a quella a marchio tedesco dell’austerità.

Ma proprio perché si è provocato è arrivato anche il secondo goal: le bocciature agli stress test bancari. Nove banche sulle 25 mandate in purgatorio, 4 (poi scese a 2) su 13 quelle bocciate, significa che è stato acclarato che un terzo dei problemi del sistema bancario europeo è tricolore. Possibile? Ragionevolmente no. Specie dopo aver visto con quale disparità valutativa sono trattate (a loro favore) le banche tedesche. 
Eppure così si è fatto intendere. Mentre sarebbe stato sufficiente ben altra attenzione e un po’ di attività lobbistica da parte del governo di Roma per evitare di essere presi in giro. Avremmo potuto far presente le nostre buone ragioni, e se del caso anche alzare la voce. Invece niente. Altro che decisionismo, altro che polso, altro che “gliene abbiamo dette a quella … della Merkel”.

In fondo, a pensarci bene, tra il manganello da taluni auspicato e il decisionismo da chiacchiere al bar praticato, ci sarebbe spazio per la vecchia – e mai così tanto rimpianta – autorevolezza. Vogliamo provarci?

 

Addì, 02 novembre 2014

 

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