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La vera partita è la riforma istituzionale

Difficile credere che la legislatura duri fino al 2018 ma neppure l’intero 2015. Dopo che Renzi ha conseguito alle Europee il 41% , le elezioni anticipate sono sempre state il perno della sua strategia politica, tanto che le avrebbe volentieri già fatte in autunno, se non avesse trovato la porta sbarrata al Quirinale. 
E, sia il crescendo rossiniano della polemica con la sinistra Pd e la Cgil, sia l’empasse parlamentare nella nomina dei membri della Corte Costituzionale, sono altrettanti strumenti per aprire un varco al voto al più tardi a marzo, prima che l’Europa chieda – come chiederà – una verifica dei numeri messi con una certa faciloneria nelle tabelle della legge di Stabilità. 
Ora, però, la vera novità è che questo gioco non si potrà fare. L'uscita di Napolitano è una scelta politica ben precisa, tesa a sbarrare la strada al voto anticipato, almeno a breve. Una sorta di semestre bianco al contrario che impone prima la nomina del nuovo Capo dello Stato – con queste camere – e poi, eventualmente, le elezioni.

Dunque, tutto si sposta sul Quirinale. Ma non tanto sul nuovo inquilino, ma sul ruolo che dovrà avere la presidenza della Repubblica nel prossimo futuro. 
Non c’è dubbio, infatti, che in questi anni Napolitano abbia svolto un ruolo politico a tutto tondo, di vera e propria supplenza e si vedrà più in là nel tempo se la ragione sta dalla parte di coloro che questa supplenza l’hanno considerata una fortuna o di quelli che l’hanno bollata come una sciagura. 
Sta di fatto che, ora, le cose non possano più stare come prima, e il “dopo” apre una partita, assolutamente decisiva. Una partita dove si manifesterà la contrapposizione tra il disegno di un premierato forte che concentri tutto il potere reale a palazzo Chigi e un presidenzialismo, più di stampo americano che francese, che consolidi il potere – specie nella politica europea, che sarà determinante – in capo al Quirinale.

Ovvio che Renzi voglia la prima soluzione, mentre s’immagina che i suoi avversari parteggino per la seconda. Solo che tanto l’uno quanto gli altri lo fanno in modo maldestro. Renzi, per esempio, vorrebbe debole la figura del Capo dello Stato, e in più ha immaginato un riordino istituzionale a dir poco confuso che produce una democrazia “bella fuori e brutta dentro”. Peccato, perché ,sarebbe preferibile dare al governo la forza e la velocità decisionale necessarie per stare nel mondo globalizzato.

I nemici di Renzi, viceversa, non hanno il coraggio di dire che se deve andare al Colle un uomo di polso, capace di mettere in riga Renzi, è bene che ciò avvenga nel quadro di un presidenzialismo definito, con un presidente forte perché eletto direttamente dai cittadini e un contrappeso parlamentare altrettanto forte perché previsto da una nuova Costituzione, magari varata in un’apposita Assemblea Costituente. Chi saranno i protagonisti di questa partita lo si vedrà nelle prossime settimane. 
Ma che questo sia il campo di gioco, non ci sono dubbi.


Addì, 16 novembre 2014

 

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