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Al Quirinale serve un uomo di garanzia “Tutto dipende da quale esito avrà la guerra per il Quirinale”. Non c’è protagonista, grande o piccolo, della Roma “dei palazzi” che oggi non si esprima così. E che non aggiunga: “finchè non sapremo chi sale al Colle, la politica resterà immobile. Altro che legge elettorale e nuovo Senato”. La disputa per il dopo Napolitano è la madre di tutte le battaglie politiche, quella da cui dipenderà la continuità o la fine prematura del “renzismo". Lo schema di gioco è facilmente sintetizzabile: da un lato i renziani che cercano di imporre una figura che salvaguardi il potere di palazzo Chigi, e dall’altra tutti coloro che vogliono un presidente che impedisca il rafforzamento della presa di Renzi, o addirittura che gli faccia lo sgambetto. Messa così, sinceramente non c’è da tifare né per l’una né per l’altra ipotesi. Non ne guadagnerebbe l’Italia, non la si aiuterebbe a uscire da un declino che ogni giorno si fa sempre più pesante. Declino che la vicenda romana contribuisce ad alimentare. C'è bisogno di un Capo dello Stato che non sia né renzista né anti-renzista, perché il prevalere dell’uno come dell’altro fronte aprirebbe le porte ad asimmetrie politico-istituzionali ben più gravi di quelle che già ci sono e delle quali proprio non si sente la necessità. Così come bisogna evitare che di fronte ad un bilanciamento delle forze che si contrappongono, s’imbocchi la strada di una personalità magari prestigiosa ma completamente digiuna di politica. Non serve un presidente da esportazione, tantomeno un taglianastri. Serve un uomo o una donna che abbia caratura e autorevolezza politica, che conosca le istituzioni e la macchina amministrativa, che abbia assoluta confidenza con la Costituzione, che presieda il Csm da garantista e che in quel ruolo sappia aiutare il governo a riformare la giustizia superando una delle patologie più gravi della “malattia italiana”, che in Europa gli venga riconosciuta la credibilità, il vero ingrediente che manca alla classe dirigente nostrana. È dunque nell’interesse di Renzi che il prossimo inquilino del Quirinale sia all’altezza di questa sfida. Basti pensare a quanto sarà difficile reggere l’urto della questione giudiziaria, ferita rimasta aperta fin dal 1992 e ora resa purulenta dagli ultimi scandali. C’è da definire una volta per tutte le forme di finanziamento della politica, c’è da riformare la giustizia. Ma c’è anche da rilanciare l’economia, attraverso un piano straordinario di investimenti (uno vero, non quello finto di Junker), e nello stesso tempo c’è da sistemare i conti pubblici riducendo in modo strutturale il peso del debito pubblico, sapendo che abbiamo gli occhi addosso dell’Europa e la pistola della “troika” puntata alla tempia. Quindi c'è da auspicare che Renzi abbia la sensibilità politica di orientarsi su un nome che disponga di queste caratteristiche e che cali l’asso al momento giusto, spiazzando le due tifoserie (compresa la sua). Ma è certo che se risponderà all’identikit descritto, non solo sarà una scelta fatta per il bene del Paese, ma corrisponderà all’interesse personale del presidente del Consiglio. In fondo, piaccia o non piaccia, la sua sorte e quella dell’Italia marciano su binari così paralleli da finire per intersecarsi. Speriamo non così tanto sovrapposti da far deragliare, lui e noi.
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