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SCEGLIERE TRA VENEZIA E CARINZIA!

Ha fatto bene Ludovico Sonego, Senatore della Repubblica, a sollecitare un incontro con Parlamentari e i massimi responsabili politici e istituzionali della Regione FVG per affrontare il tema del riordino della regioni. 
Una idea quella della riorganizzazione, che alberga in casa democratica che, attraverso i suoi dirigenti, ha paventato e presentato proposte di legge che prevedono la riduzione delle regioni da venti a dodici. Il primo non è stato il parlamentare del pd Roberto Morassut a propugnare tale linea bensì prima di lui una proposta di riordino territoriale delle regioni studio alla cui predisposizione ha partecipato il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Del Rio, definendo la nuova geografia delle regioni italiane. A fronte di tutto questo, per la nostra regione è prevista la sua cancellazione. 
Non è dato sapere quali siano le ragioni di tale scelta ma si può immaginare saranno molteplici a partire dal fatto che le regioni sono “sprecone”, incapaci di ridurre la spesa e che per quanto concerne il fvg non ne giustificano più l'autonomia e la specialità perché fonte di privilegio. Ma andiamo per ordine. L'idea di non riconoscere più la specialità nasce ancora una diecina anni fa quando i ds volevano che tutte le regioni diventassero ordinarie, ritenendo che le speciali avessero concluso il loro ciclo storico. 
Quindi, se oggi, gli ex ds del pd hanno cambiato opinione rispetto a quel tempo, è bene che lo manifestino chiaramente dando una mano concreta affinché il FVG continui a mantenere le sue peculiarità. 
È inoltre singolare che si accusino le regioni di essere luoghi dello spreco, disconoscendo il grande ruolo politico, programmatico e legislativo svolto dal FVG che, nel tempo, ha dimostrato notevoli capacità innovative e risolto la fase della ricostruzione e dello sviluppo del terremoto del 1976, diventando un esempio per tutto il Paese. Quindi, sono ridicole le dichiarazioni dell'on morassut quando afferma che le regioni devono essere riviste proprio in virtù del brutto esempio che hanno dato anche recentemente con le spese dei gruppi. 
Si è forse dimenticato l'on. Roberto Morassut qual è stato l'esempio di Roma capitale di cui egli è stato assessore all'urbanistica o degli eccessivi debiti fuori bilancio per i quali il governo nazionale ha dovuto ripianarli a piè di lista sborsando centinaia di milioni di euro? E che dire degli innumerevoli sprechi del parlamento nazionale? Si vuole forse depistare l'attenzione di quanto accade nei palazzi romani, penalizzando le regioni? 
Sembrerebbe fosse proprio questa la strategia che alberga nel pd con l'intendimento di ribaltare il sistema delle regioni. E non si venga a dire che non sussistono più le ragioni della specialità e dell'autonomia della regione fvg. Affermarlo sarebbe un falso storico imperdonabile, che non tiene conto della nuova condizione in cui si è venuta a trovare la Regione dopo il crollo del muro di Berlino che ha causato nuove situazione confinarie e di immigrazione. 
Ma tutto ciò rientra nella logica di ciò che sta accadendo in questo periodo da parte della nuova politica sia nazionale che regionale. Si stanno cioè consumando le ultime chiacchiere del Presidente del Consiglio dei Ministri le quali hanno messo in luce un nulla di fatto rispetto le tante promesse di cambiare il Paese, di rilanciare la crescita, di assicurare più occupazione e così via. In realtà si è verificato che non c'è nulla che possa dare prospettiva, che conforti la gente e che dia segnali di speranza. 
Neanche il "nuovismo" renziano è riuscito a cambiare qualcosa: il debito pubblico è cresciuto a dismisura (trenta e più miliardi di euro in soli dieci mesi di governo); la burocrazia primeggia più che mai; il PIL cala; il patto di stabilità rimane rigido; le riforme sono ferme al palo. Si verifica che tutti coloro che basano le loro fortune sulla improvvisazione, sono destinati a naufragare in tempi brevi, come il rapido passaggio di una meteora. 
Tutti questi problemi si riflettono negativamente anche sulla nostra Regione, oggi autonoma e speciale ma in procinto di essere spazzata via proprio in virtù dello sfrenato desiderio della attuale classe dirigente di cambiare senza valutare le ripercussioni che i rapidi quanto non ponderati cambiamenti possono causare. Ed è quanto si vorrebbe fare con il disegno del centro sinistra renziano, di rivedere la geografia delle regioni, riducendole a dodici, portando il Friuli Venezia Giulia un balzo indietro fino al tempo della Repubblica Veneta, a quel tempo utili a fornire legname e manodopera a Venezia. In un prossimo futuro, invece, chissà che cosa saremo destinati a fare. Saremo di nuovo col Veneto o potremo scegliere per la Carinzia? E per fare che cosa? 
La volontà di addivenire alla cancellazione della Regione FVG dovrebbe far sollevare scudi difensivi da parte di tutti i cittadini per respingere questo attacco così tanto becero quanto incomprensibile, le cui ragioni possono essere legate solo a pretestuose argomentazioni che nascondono il bisogno di tutelare interessi nazionali che in alcun modo si vogliono toccare.

 

 

Addì, 31 dicembre 2014

 

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