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Renzi vince ma molte insidie sono ancora nascoste

La partita per il Quirinale è rimasta nelle mani di Renzi e ora nulla è come prima sulla scena politica.

Primo: le carte le aveva e l’ha tenute in mano Renzi, gli altri hanno fatto i comprimari. Solo che non era Mattarella la carta che il presidente del Consiglio e segretario del Pd voleva calare. Ne aveva molte, a cominciare da quella di Padoan (che gli avrebbe consentito di “conquistare” finalmente il Tesoro…), ma invece si è trovato costretto a sceglierne una nel mazzo. Non ci si faccia ingannare dalla comune appartenenza all’area cattolica e, se vogliamo, alla comune origine democristiana: Mattarella e Renzi sono due soggetti politici totalmente diversi tra loro. E non solo per la differenza di età e per l’evidente tratto personale opposto. No, Mattarella è uomo della Prima Repubblica, il conquistatore di palazzo Chigi è espressione della Seconda. Tuttavia, al dunque Renzi ha scelto Mattarella, nonostante che la sua candidatura fosse stata preparata da molto tempo da un manipolo di influenti, con alla testa il Presidente uscente, che non hanno certo lavorato per il consolidamento del debordante potere del presidente del Consiglio. Il motivo è semplice: Renzi aveva capito che avrebbe potuto perdere il controllo del Pd e non ci ha pensato su due volte a far suo il Mattarella confezionato da altri anche a costo di mettere in difficoltà Alfano e Berlusconi.

Secondo: partita senza pareggio, e così è stato. Perché è vero che Renzi ha dovuto far suo un candidato che non lo era, ma poi non si può non attribuirgli la vittoria in virtù di un disegno di potere lucido, portato avanti con la determinazione e le capacità manovriere che contraddistinguono il “rottamatore”. Renzi è stato abilissimo a far apparire una scelta in linea con il suo rinnovamento ciò che è, invece, nulla di più distante. Ora la  partita continua e può riservare ulteriori sorprese. Renzi sa benissimo che sia Alfano per un verso sia Berlusconi per un altro, non possono alla fine che fare buon viso a cattivo gioco.
Il problema tornerà ad essere dentro il Pd. Perché quella intorno a Mattarella è un’unità specifica, momentanea e fragile. Renzi, che ha pagato dazio a sinistra, sarà tentato di rifarsi, mentre i suoi nemici proveranno a considerare la scelta del nuovo Capo dello Stato come un punto di partenza per una svolta politica che Renzi non potrà concedere, salvo rimetterci la faccia agli occhi dell’elettorato moderato che guarda a lui con fiducia. Umiliando il patto del Nazareno, Renzi ha certamente ricompattato l’intero centrosinistra in nome di quell’antiberlusconismo che dal 1994 ad oggi è stato ed è, nei fatti, il suo unico vero collante.
Ma un nuovo Nazareno è necessario per le riforme costituzionali, e così potrebbero riesplodere i dissidi nel Pd da parte di chi non ha mai sopportato il patto con il nemico di sempre. Dunque, le fibrillazioni che si sono prodotte in questo frangente e quelle immaginabili come prossime potrebbero sfociare in una vera e propria crisi politica. Ciò trasformerebbe quella di Renzi in una vittoria di Pirro? No, perché potrebbe essere proprio il presidente del Consiglio a muoversi per arrivare ad una crisi e costringere il nuovo Capo dello Stato a concedergli quelle elezioni anticipate che rimangono per Renzi il suo vero obiettivo politico usando la sinistra Pd per mettere in condizioni il NCD di rompere, o viceversa. Ma non c’è dubbio che per raggiungere questo risultato Renzi abbia bisogno ancora di un tempo di gioco.

In tutti i casi, da oggi Sergio Mattarella sarà il nostro Presidente. Auguri deferenti.

 

Addì, 01 febbraio 2015

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