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È molto peggio di quel che si racconta

È ricco di tinte forti il racconto dello scenario politico post Quirinale. Ma quando i polveroni emotivi che la nomina del nuovo Capo dello Stato ha sollevato si saranno finalmente posati, forse si capirà che sono ben altre le chiavi interpretative che servono a capire quello che sta accadendo e, soprattutto, quel che accadrà. 
Si scoprirà, per esempio, che la partita non ha generato veri vincitori e che, al contrario, ha condannato alla sconfitta molti. Sono destinati a rimanere delusi tanto coloro che l’hanno esaltato come l’uomo della Provvidenza quanto chi lo demonizza come pupazzo nelle mani di Renzi. 
Non sarà né l’uno né l’altro. Non sarà notaio accondiscendente tanto meno verso Renzi, che sa non essere l’artefice della sua candidatura. Dunque non è lui, ma il processo politico che ha portato alla sua nomina, che è destinato a lasciare il segno. 
Che Renzi sia abile tattico lo si sapeva ma l’analisi è povera se si ferma alla spregiudicatezza delle sue mosse. Renzi ha scelto (all’ultimo) Mattarella per evitare il peggio, ed è apparso il vincitore della partita solo per la dabbenaggine politica dei comprimari. E certo non gli giova, né ora per le riforme né tantomeno se dovesse andare alle elezioni anticipate. 
Berlusconi e il patto con lui gli serve ancora per tenere a bada gli ex comunisti e i popolari di sinistra dentro il Pd e per fare le riforme che lo accreditano agli occhi dell’elettorato moderato. Cosa che non può fare cercando la sponda dei pentastellati fuoriusciti e inglobando gli ex montiani, e tantomeno cercando di salire sullo stesso taxi di Vendola. Al di là delle minacce (vedi frequenze tv), il presidente del Consiglio lavorerà per riannodare i nodi della rete tessuta con quello che fin qui è stato il principale puntello della sua strategia politica. 
Se non lo facesse renderebbe la strategia fin qui perseguita da vincente a perdente. Il patto si è incrinato non tanto per il presunto sgarbo di Renzi quanto per il crollo di Forza Italia, ormai da tempo priva di guida e in preda a faide interne. Il fatto è che al Cavaliere non interessa più l’orizzonte politico, è tornato a ragionare come nel 1993, quando concepì la famosa “discesa in campo” come puro strumento di tutela dei suoi interessi, non più difendibili dall’esterno attraverso l’azione lobbistica nei confronti della Dc e la delega a Craxi. 
Questo però spiazza i forzisti, e sprigiona spinte incontrollabili anche per il “padrone” del partito. Per questo Berlusconi metterà da parte i rancori verso Renzi e avversari interni, per riannodare la trama nazarena. Il fatto è che sia per Renzi sia per Berlusconi tutto è diventato maledettamente difficile. Non solo per il prosieguo della legislatura quanto per la prossima. 
Nell’ordine i problemi per Renzi sono: far passare l’Italicum, chiudere il cerchio della riforma del Senato, far cadere il governo trovando un colpevole, convincere Mattarella a sciogliere le camere, vincere le elezioni in modo tale da avere la maggioranza da solo anche al netto della minoranza Pd. Francamente è difficile che ce la faccia senza la sponda del Cavaliere. 
Ma nello stesso tempo la crisi del centro-destra apre un vuoto di rappresentanza dell’elettorato moderato, che Renzi non potrà far suo più di tanto, specie se sarà costretto a giocare tatticamente sul fronte sinistro. Insomma, il sistema politico dopo l'elezione di Mattarella, è entrato in un frullatore destinato a frantumarlo. E nessuno, neppure Renzi, sembra avere gli strumenti giusti per definirne un altro. 
Né si può pensare che il punto d’approdo sia una sorta di “monopartitismo” in cui il Pd si fa Dc senza averne i pregi non solo per occupare il centro della scena politica ma per occuparla tutta, inglobando destra, sinistra e centro e lasciando fuori solo gli estremisti. 
Mentre la sindrome greca dell’Europa mette la moneta unica e l’eurosistema di fronte alla prova più difficile, mentre le previsioni più serie sulla ripresa economica dicono che siamo ancora ben lontani dall’uscita strutturale dalla crisi, vedere che la politica annaspa senza costrutto allarma, e molto.

 

Addì, 07 febbraio 2015

 

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