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Speriamo che l'uovo di Pasqua ci porti una nuova classe dirigente!

Speriamo che nell’uovo di Pasqua dell’Italia ci sia una nuova classe dirigente. Politica prima di tutto, ma anche economico-finanziaria. E, già che ci siamo, pure burocratico-amministrativa, che non è meno importante. Taluni potrebbero obiettare dicendo che c’è già Renzi, quarantenne e rottamatore, lasciamolo lavorare. E ancora che in giro non c’è nessuno, chi volete invocare? E se davvero possiamo sceglierci la “sorpresa”, nell’uovo non è meglio trovare la tanto attesa e sospirata “ripresa”? Tutto vero, ma le classi dirigenti non s’inventano dalla sera alla mattina. E la fine della crisi non potrà mai esserci senza l’avvento di un nuovo gruppo di uomini e donne capaci di dirigere il Paese.

Non c'è dubbio che ce ne sia un drammatico bisogno e ciò lo hanno ben presente tutti. D’altra parte, basta vedere la qualità dei parlamentari e degli amministratori pubblici locali, misurare la pochezza dei dibattiti politici (specie quelli televisivi), osservare lo scadimento dei media. Così come basta voltare lo sguardo al capitalismo italiano, povero di imprese davvero globali capaci di stare sul mercato. Od osservare i comportamenti della burocrazia, che ormai ha come unico credo la più totale de-responsabilizzazione. Certo, ci sono lodevoli, in qualche caso straordinarie, eccezioni. Ma la regola, purtroppo, è quella. Segno di una decadenza profonda e che richiede di saper ricostruire élite politiche e poteri economici, basato sulla comune condivisione di un “progetto paese”. Si tratta di un processo che non si è ancora avviato. Come già nel 1992, si sono poste le premesse senza però avere in mente come e con che cosa sostituire il “vecchio”. Renzi oggi, come Berlusconi ieri, impersonifica il passaggio, ma se, come capitò al Cavaliere, non capisce che non basta “buttar giù”, finirà con non rendere un buon servizio al Paese, tanto meno a se stesso. I segnali che si corre questo pericolo ci sono, basta coglierli. Allora Berlusconi, cavalcò l’onda giustizialista e populista per avere consenso necessario a conquistare palazzo Chigi, e per rimanerci più a lungo possibile. Ora Renzi, che giustizialista non è, rischia suo malgrado di essere travolto dalla “nuova tangentopoli” in atto, non fosse altro che come segretario del Pd. Non è dato sapere se s’illuda, come fece Berlusconi, di poter cavalcare l’onda senza esserne travolto, ma in tutti i casi dovrebbe far tesoro di quel precedente per capire che la distinzione tra lui come capo del “nuovo” Pd e il partito stesso con tutta la sua storia, nobile o ignobile che sia, non potrà reggere a lungo. Le vicende di queste ore lì per lì possono anche dargli qualche soddisfazione (D’Alema) o offrirgli qualche opportunità politica (l’annessione del Ncd), ma prima o poi presentano il conto, se non si costruiscono le vere condizioni per voltar pagina. L’apertura di nuovi fronti mediatico-giudiziari, infatti, ancora una volta ha distolto l’attenzione dai problemi veri, che sono la totale destrutturazione del nostro sistema economico e il fallimento certificato di quello politico. Ma sono queste ultime le frontiere su cui si gioca la sorte dell’Italia e, alla lunga, di chi la guida.

Dunque, è auspicabile che nell’uovo pasquale del presidente del Consiglio ci sia la consapevolezza che il suo decisionismo debba essere indirizzato alla definizione di luoghi e metodi di creazione delle élite, non alla sua consacrazione come “uomo solo al comando”. Si può disintermediare le rappresentanze sociali e degli interessi (Confindustria, sindacati, ecc.), ma perché non funzionano, non per abolirle tout court in nome di un preteso rapporto diretto con i singoli, persone o imprese che siano. Le democrazie mature, quelle dell’alternanza tra governi che hanno sostanziale continuità pur nelle diversità culturali, usano il sistema dello spoil system perché possono attingere a interi bacini di classi dirigenti. Noi, invece, abbiamo inventato l’alternanza obbligatoria (nel senso che chi sta al governo perde sempre le elezioni successive), portando alla guida del Paese figure di secondo piano, impreparate, che inevitabilmente si devono affidare a caste burocratiche. Ora Renzi può buttare a mare tutto questo, ma nello stesso tempo deve creare le condizioni perché si affermi un sistema nuovo. Se dobbiamo giudicare dalla legge elettorale che ha immaginato e che difende da qualsiasi mediazione, dalla cervellotica e inutile riforma del Senato e dal sistema politico anomalo che di fatto accredita parlando del “partito della nazione”, c’è poco da sperare. Ma chissà, magari nell’uovo di Pasqua… Auguri!

 

 

Addì, 04 aprile 2015

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