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Un solo uomo al comando!!

 Ormai l’Italicum è legge, anche se alla Camera è passato con meno voti della maggioranza di governo, con tutte le opposizioni sull'aventino e con il Pd lacerato per una cinquantina di voti contrari alla fiducia. Quella legge è come se fosse un tavolo senza una gamba: manca la riforma costituzionale del Senato che ha tempi lunghi e la difficoltà che deve essere votata dal Senato stesso con il rischio di frantumarsi e di far cadere il tavolo. Infatti, non va dimenticato che al Senato l’Italicum fu votato coi voti decisivi di Forza Italia, ora persi dopo l’affondamento del patto del Nazareno. Non è un caso che Renzi alla Camera abbia messo la fiducia per evitare un qualsiasi emendamento: se l’Italicum fosse tornato in Senato, sarebbe morto.

Ora bisogna vedere che indicazione politica uscirà dalle elezioni regionali e comunali di fine maggio. 

Nel frattempo non rimane che prendere atto del grado di disfacimento subito dal nostro sistema istituzionale. Basti fare riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni delle pensioni del 2011 provocando un buco di ben tredici miliardi al bilancio dello Stato.

Sarebbe bastato, come molte altre volte è successo, che la Consulta invitasse il legislatore a correggere la norma, precisando che, in mancanza e qualora nuovamente investita della questione, avrebbe dichiarato l’illegittimità. 

È paradossale che tra organi istituzionali non viga la civile prassi di comunicazioni dirette, seppure informali. Perché delle due l’una: o il governo quando ha scritto il Def e mandato a Bruxelles i numeri del 2015 non sapeva nulla – strano, però, perché l’udienza in cui si è decisa l’incostituzionalità del blocco alla perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo è del 10 marzo, mentre il Def è di un mese dopo – e allora la Consulta si è presa una bella responsabilità, oppure era a conoscenza del fatto che di lì a poco sarebbe arrivata quella mazzata, e allora avrebbe dovuto prudenzialmente accantonare in bilancio le risorse necessarie (altro che tesoretto!). 

Il quadro che ne emerge è a dir poco desolante, anche perché è sempre più lunga la lista dei provvedimenti che finiscono sotto la mannaia della Corte Costituzionale. Da un lato, i governi continuano a fare norme attaccabili sotto il profilo costituzionale, o nella più beata ignoranza o nella consapevolezza che tanto passeranno anni e toccherà a qualcun altro beccarsi le conseguenze di provvedimenti volutamente sbagliati ma grazie ai quali si lucrano vantaggi politici immediati; dall’altro, la Consulta agisce con ritardo e in modo molto contraddittorio. 

Questo è lo stato del nostro Stato di diritto. E poi ci si stupisce se nella società italiana, sempre più sfiduciata, la parola d’ordine maggiormente gettonata è l’invocazione di una brutale semplificazione delle procedure istituzionali e democratiche identificata nel decisionismo dell’uomo solo al comando!! 

 

 

Addì, 09 maggio 2015

 

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