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SENZA RIPRESA IL PAESE NON REGGE

Se non riprende l’economia, l’esperimento Renzi è a forte rischio. Mai come in quest’ultimo anno i fattori esterni a noi (petrolio, cambio, tassi, liquidità) sono stati così positivi. Dunque la svolta non può che venire dalle scelte di politica economica. Non ce la regala nessuno e non si può dare la colpa a chicchessia se non si è capaci di costruirla. E lo scarico di responsabilità verso terzi, attenzione, non è la sola litania anti-Merkel o, peggio, le urla di Salvini e soci sull’Europa cattiva.

È solo sull’economia che il Paese può svoltare, e con essi Renzi e il suo esecutivo. È stato detto a caldo commentando la batosta delle regionali, lo si riconferma oggi con più cognizione di causa: mentre l’Europa si accinge a colmare il buco di ricchezza prodotto dalla recessione a questo ritmo di crescita (lo zero virgola) ci vorranno 10 anni a colmare il gap. Non è possibile permetterlo perché questo significherebbe uscire dal gruppo di testa delle potenze economiche mondiali e ridimensionare per generazioni le aspettative di vita materiale e sociale. Dal declino, che è in atto da due decenni e che la recessione ha accelerato, alla decadenza strutturale. E il tempo che c'è per invertire la rotta e imprimere la svolta è poco, e sta tutto nell’arco temporale del cosiddetto “esperimento Renzi”.

Per questo è indispensabile un “piano Marshall”. Altri indicano in un drastico taglio fiscale l’idea che ci vuole. Messa così è un po’ semplicistica. Quello che ci vuole è una riduzione secca del prelievo fiscale, sulle imprese e sulle persone fisiche. Quaranta miliardi di manovra suggerisce Giorgio La Malfa, e tutti a carico del deficit corrente perché tagliare la spesa è difficile e richiede tempo e ha effetti recessivi. Anche qui: bisognava partire prima e non tutti i tagli sono punitivi della crescita, anzi. L’unica cosa, però, sulla quale non è possibile essere d’accordo è fare questa operazione fregandosene dell’Europa o fregandosene delle regole. Non perché siano giuste (anzi) o vadano accettate per forza, ma perché occorre avere tanta credibilità per sostenere una battaglia di trasformazione dell’incompiuta europea.

Allora, si vada pure in sede Ue a dire che tra taglio fiscale e nuova legge di stabilità si porta il rapporto deficit-pil ben oltre il 5%. Ma non gettando il guanto di sfida, bensì proponendo un baratto: più deficit, meno debito. Come? Con un’operazione finanziaria sul patrimonio pubblico, organizzabile in sei mesi. Questo sì che sarebbe un vero cambio di marcia. 

Forse non ha il fascino degli inutili 80 euro, ma consentirebbe a Renzi di marcare un punto vero, e di uscire dal tunnel in cui il governo sembra essere finito dopo il flop elettorale ultimo. O Renzi ha la forza e la lungimiranza di fare questo salto di corsia, oppure la sua corsa rischia di finire ben presto, azzoppato come sarebbe, e come in parte è già, dalla sfiducia e dalla rabbia che crescono nel Paese.

 

 

Addì, 27 giugno 2015

 

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