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Renzi se ci sei batti un colpo

 

Il nostro Governo è stato assente nelle fasi cruciali, prima e durante il vertice di Bruxelles, e del negoziato sulla Grecia, nel quale l’unico italiano presente era Mario Draghi ma ad altro titolo. Assente non solo nelle decisioni internazionali più rilevanti, ma pure nei giudizi post, per cui non è dato sapere se il nostro paese apprezza la scelta di Obama sull’Iran o se parteggia per Israele che invece la considera mortale per sé e per l’intera umanità. Mai come in questa fase storica, l’Italia appare, ed è, fuori da tutti i circuiti decisionali significativi.

Eppure, il nostro governo potrebbe svolgere un ruolo decisivo. Almeno nello scenario europeo. Invece che lanciare in casa moniti all’Europa che non pensa alla crescita e poi belare nei vari contesti continentali, sarebbe ora di lavorare ad un grande progetto per l’effettiva creazione di un’eurozona federale. Mettendo così fine a quel mostro generato dai padri della moneta unica, pretendendo che l’unione monetaria generasse in seguito quella politico-istituzionale. Cosa che non è ancora avvenuta 23 anni dopo la firma del Trattato di Maastricht e a 13 anni dalla scomparsa delle monete nazionali. Il “caso Grecia” rappresenta la prova materiale che l’unione monetaria produce mostruosità perché pretende che siano i governi a perseguire l’interesse federale in assenza di cessione di sovranità. Ora, considerato che l’Europa unita è nata dalla paura che si ripetessero le tragedie del passato, e che fin qui ha fatto passi avanti solo quando le crisi l’hanno obbligata a farlo, ma che così non è stato di fronte alle devastanti conseguenze del crack finanziario del 2008 e della lunga stagione recessiva arrivata in seguito, fino al punto da lasciar crescere e scoppiare il bubbone greco, adesso è venuto il momento del colpo di reni. L’Italia, non è stata capace di giocare un qualche ruolo nella presa di coscienza dell’impossibilità che l’eurozona possa essere semplicemente la somma degli stati nazionali e che Eurogruppo e Commissione Ue possano rappresentare i luoghi e gli strumenti della mediazione.

Ecco, se Renzi è consapevole di questa realtà allora questo è il momento di alzare la mano. E per rendere più credibile l’iniziativa, dimostri di voler fare sul serio mettendo in campo un’operazione di trasformazione di una fetta dell’attuale spesa pubblica corrente in investimenti in conto capitale, finalizzati a colmare i nostri deficit infrastrutturali. Insomma, semplificando lo schema dev’essere: noi facciamo sul serio i compiti a casa, ma voi mettetevi in gioco perché così com’è l’Europa dell’euro è già fallita.

Vorrà e saprà farlo, Renzi? In tutti i casi, di una cosa deve essere certo: con l’aria che tira, prima o poi diventerà indispensabile per l’Italia accedere ad una dimensione federale, ma in quel momento sarà troppo tardi perché in campo ci sarà o il commissariamento o il dentro-fuori. E sì, perché nella guerra dei debiti si cela un pericolo mortale per noi: se, in mancanza di livelli istituzionali federali, qualcuno si sentirà legittimato ad alzarsi e dire che da quel momento non s’intende pagare per i dipendenti della Regione Sicilia, oppure contestare che la produttività del lavoro al Sud è troppo bassa, e che insomma i casi sono due: o gli italiani del Nord pagano di tasca propria la loro solidarietà al Mezzogiorno, o occorre il Sudexit.

Caro Renzi, prevenire è meglio che curare.

 

 

Addì, 19 luglio 2015

 

 

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