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L'Italia dei bla, bla, bla ...

Nelle situazioni difficili, la cosa che più conta per un uomo di governo è avere piena consapevolezza delle condizioni in cui si trova il Paese. Minimizzare o, peggio, tacere, è invece il comportamento peggiore che si possa tenere, perché trasmette un senso di incertezza. Si tratta di una regola semplice, ma fondamentale. Per questo non si capisce il silenzio di Matteo Renzi, di fronte a quanto sta accadendo sui mercati finanziari. E non si dica che il governo ha parlato con i provvedimenti, perché quello sulle Bcc così come le misure per accelerare il recupero dei crediti e le norme che traducono l’accordo con Bruxelles sulla garanzia dello Stato sulle sofferenze sono cose utili ma non centrali in una situazione che si è fatta d’emergenza. “Da domani il sistema bancario sarà più solido dopo le scelte di questa sera”, ha detto Renzi dopo un consiglio dei ministri notturno, mostrandosi come quello che mentre la casa brucia pensa alle suppellettili. E che la casa bruci lo dice il bollettino di guerra dei mercati borsistici che producono un profondo senso di smarrimento, e in particolare induce a non investire e a non intraprendere nuove iniziative. Sgomento che se non trova risposte immediate e convincenti, rischia di far apparire vero ciò che per ora è solo verosimile.

Taluni dicono che lo spread è ancora lontano dai 500-600 punti che avevano fatto temere il default del nostro debito sovrano. Certo, oggi lo strumento per misurare la febbre del malato Italia non è più il differenziale tra Btp e Bund tedeschi, ma gli indici di Borsa e in particolare dei titoli bancari. Tuttavia, il risultato rischia di essere lo stesso. Altri, si consolano osservando che la turbolenza dei mercati ha origini in alcuni macro fattori mondiali che sono fuori dalla nostra portata. Cosa vera, anche se parziale, che ha dato spunto a Renzi e Padoan di dire che l’Italia “non è l’epicentro” del nuovo caos finanziario, affermazione vera se s’intende che non siamo gli unici nel mirino della speculazione, falsa se tende a sottacere che le banche italiane, indebolite da clamorosi errori politici di ieri (l’approvazione del bail-in senza battere ciglio né negoziare gradualità nella sua applicazione) e di oggi (il decreto salva-banche di novembre, con cui si forniscono al mercato parametri avvelenati per valutare i crediti deteriorati), sono più nel mirino di qualunque altro obiettivo. E lo continueranno ad essere, se ci si limita a difenderne l’onore con dichiarazioni salutiste (“il nostro sistema bancario è più sano di altri…”) ma poi non si rassicurano i correntisti, spingendoli a trasferire i conti correnti ai depositi postali.

In tutto questo manca, in tutta la classe politica, la consapevolezza che l’Italia agli occhi dei mercati appare come un paese debilitato, che pur avendo contabilizzato una perdita di dieci punti di pil nella recessione infinita, negli ultimi cinque anni è stato capace di produrre solo una riforma strutturale (quella delle pensioni di fine 2011) e ha chiuso l’ultimo anno con meno di un punto di crescita. Mercati ai quali va indirizzato un messaggio che non può essere banalmente ottimistico “l’Italia è ripartita”, cui non solo non crede nessuno, ma che al contrario suona come una presa per i fondelli. Servirebbe una politica economica basata sugli investimenti e non sul sostegno drogato dei consumi, un piano di aggressione del debito pubblico, una riforma organica e radicale della pubblica amministrazione e della giustizia, una semplificazione istituzionale anziché riformare populisticamente il Senato.

Soprattutto, va fatto intendere ai mercati che si è perfettamente consci che questa volta a combattere il “nuovo spread” non ci può più essere la Bce, che ha già regalato fin troppo tempo alla politica, ma i governi. E che quello italiano ha le idee chiare su cosa c’è da fare, perché sa che la globalizzazione non perdona chi è meno competitivo e non fa le riforme, a cominciare da quelle che non piacciono ai populisti di governo e di opposizione.

E allora speriamo che Renzi, metta via quell’aria piaciona inadatta alle circostanze e vada in televisione a parlare agli italiani con il linguaggio della cruda verità dicendo che la situazione è grave, ma che sa come riparare agli errori e ai ritardi accumulati in questi anni maledetti. Se sarà sincero sarà creduto e gli crederanno anche i mercati. Altrimenti, il 2016 rischia di essere la sua Caporetto.

 

 

Addì, 13 febbraio 2016

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